L’economia affonda, il silenzio del governo

Focus

La produzione industriale cala dellʼ1,2% su base annua. Un dato che conferma il progressivo indebolimento del sistema Italia, dove ormai diminuiscono i consumi (motore di ripresa), raddoppiano i cassintegrati, il Pil e gli investimenti frenano a zero

Ancora un segno negativo per l’economia italiana. Dopo la battuta d’arresto del Pil, fermo a zero, l’allarme dello Svimez sul Mezzogiorno, oggi l’Istat ci ragguaglia sulla produzione industriale di giugno, rilevando un calo dello 0,2% sul mese precedente. E fa riflettere, politicamente, il pesante crollo dell’1,2% su base annua, visto che il primo giungo 2018 è esattamente il giorno in cui si è insediato il governo gialloverde.

Ma ciò che impressiona maggiormente (e allo stesso tempo disorienta) è la “non reazione” da parte di chi presiede il governo, che in questo vortice di dati negativi non solo non mette in campo soluzioni risolutive, ma prova piuttosto a distrarre l’attenzione con altri temi. Il Pil è fermo, la produzione industriale crolla, abbiamo un serio problema con la sostenibilità del nostro debito pubblico e Salvini che fa? Twitta parlando di “zingaracce” e fomentando l’odio nei confronti di esponenti Dem come Scalfarotto e Gozi.

Mai un commento su dati economici. E non si dica che il suo ruolo non riguardi l’economia, visto che recentemente è riuscito addirittura ad incontrare le parti sociali al Viminale per parlare della prossima manovra economica, peraltro alla presenza di Armando Siri, che come noto non fa più parte del governo.

Ma forse gli esponenti dell’attuale Esecutivo fuggono dai temi economici per evitare di essere messi alla berlina con troppa facilità. Si veda ad esempio il tentativo recente dell’altro vicepremier Di Maio, che qualche mese fa aveva detto testualmente: “La ricetta che portiamo avanti servirà a far riprendere crescita, domanda interna, esportazioni e produzione industriale”. Tutti valori che continuano ad andare verso il basso.

Tornando al dato di oggi, va detto come esso completi il quadro negativo di un’economia che arranca. Un valore che conferma il progressivo indebolimento del sistema Italia, dove ormai diminuiscono i consumi (motore di ripresa), raddoppiano i cassintegrati, il Pil e gli investimenti frenano a zero. E il punto è che all’orizzonte non si vedono minimamente segnali di inversione di tendenza. Osservando ad esempio i dati di oggi, si vedono completamente crollare gli investimenti in macchinari. Che futuro prosperoso può esserci senza investimenti? E in questo senso, magari avrebbe aiutato qualche limitazione in meno sul bonus ammortamenti pensato dal governo precedente.

Non va certo nascosto il rallentamento economico globale, che due giorni fa ha portato addirittura la Federal Reserve americana ad abbassare il costo del denaro per i timori di una eccessiva frenata generale. Ma non si può certo gioire del mal comune mezzo gaudio, soprattutto nel momento in cui non si prova a fare nulla per rilanciare l’economia. O davvero si pensa che il reddito di cittadinanza possa far ripartire il Paese?

I fari adesso sono puntati alla prossima legge di bilancio, dove il governo potrebbe giocarsi anche la sua ultima partita: alla luce dei continui dati negativi che stanno arrivando sarà difficile raggiungere l’obiettivo del governo dello 0,2% di crescita. Vorrebbe dire ancora meno risorse a disposizione e l’allargamento delle fratture tra i due leader di maggioranza.

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