Il professor Sapelli a stomaco vuoto…

Focus

Piccola storia di una trattativa iniziata male e finita peggio

Ricordate quello spot televisivo di qualche anno fa, in cui la protagonista denunciava il proprio appetito dopo un’intensa giornata di lavoro? “Tutto il giorno fuori casa, a pranzo un panino al volo e adesso… non ci vedo più dalla fame!”.

La stessa cosa deve aver pensato Giulio Sapelli, stimato economista torinese, quando domenica sera si è sentito arrivare la telefonata di Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini, che lo invitavano a raggiungerli in un albergo milanese, dove lo attendevano insieme a Luigi Di Maio.

“Non sono andato a cena, erano le 21.30 circa e non credo che avessero cenato”, racconta. Tutti a stomaco vuoto, quindi, perché – badate bene – è finita la politica del magna magna. Tanto che lo stesso Sapelli, stamattina, ci tiene a smentire un passaggio nel retroscena del Corriere della Sera, che ricostruisce quelle ore descrivendo un colloquio con i protagonisti attovagliati nel ristorante dell’hotel: non era una cena – spiega l’economista a Radio Capital – bensì “un lungo incontro di due ore e mezza”. Con tanto di stomaci gorgoglianti.

Al termine del colloquio, evidentemente, Sapelli torna a casa convinto di fare le valigie per trasferirsi a Palazzo Chigi. Tanto che l’indomani mattina, tradendo ogni cautela di discrezione che il buon senso imporrebbe, inizia serenamente a rilasciare dichiarazioni alla stampa (l’Ansa, ma anche il giornale on line Lo speciale, sconosciuto ai più): “È tutto vero. Ho dato la mia disponibilità. Vorrò dire la mia sui ministri, ho parlato con Siniscalco, che spero di avere al mio fianco (pensate anche al povero Siniscalco, probabilmente svegliato nel cuore della notte, ndr)”. E ancora: “Sono in attesa. Sto aspettando che qualcuno mi chiami per andare al Quirinale dal Presidente Mattarella”. Il cellulare è lì, appoggiato sul tavolino. Ma non squilla.

Arriva invece tramite agenzie la doccia gelata da fonti del M5S: Sapelli è fuori gioco. La prima reazione è benevola, quasi paternalistica: “Va bene così. Chissà cosa hanno in mente questi ragazzi”. Poi piano piano monta la delusione, che si trasforma in risentimento. E il risentimento, si sa, è difficile da nascondere nonostante ci si provi.

“Ci speravo? No, alla mia età spero solo di servire la patria e lo si può fare anche scrivendo libri”, risponde piccato poche ore dopo, proprio alla presentazione della sua ultima fatica. E al giornalista del Corriere che lo chiama per un’intervista, replica deciso: “Deluso no, sono un professore di 71 anni che ha avuto incarichi significativi e che può benissimo continuare a fare quello che sta facendo. Deluso uno può essere quando alla mattina si guarda allo specchio e non gli piace quello che vede”.  È chiaro che non è il suo caso.

Poi elabora, riflette a mente fredda – e a stomaco pieno – su quanto avvenuto e trova la risposta alla domanda che lo tormenta: “Perché?”. Confida la sua teoria a Radio Capital: “Lo stop non è arrivato dal Quirinale, ma dalle oligarchie europee. E il Quirinale ha recepito”.

Ecco di chi è la colpa, le solite tecnocrazie di Bruxelles che vogliono imporre il loro controllo fregandosene della volontà del popolo. Nessun rancore, quindi, nei confronti del Presidente Mattarella, né verso i propri interlocutori, che descrive così: “La Lega è un partito che sa cosa vuole; il M5S è un aggregato interessante che rappresenta gli ultimi, il popolo degli abissi, ma che è più allo stato peristaltico (riecco l’apparato digerente, che si dimostra una fissa di Sapelli, ndr) e quindi sente le pressioni in modo più plastico”.

Un bilancio finale? “È stata un’esperienza scientifica interessantissima. Gli esperimenti scientifici vanno bene una volta, se fatti bene. E questo è stato fatto benissimo”. Pensa se lo facevano male…

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