Votiamo senza pregiudizi, scegliamo la competenza

Focus

Il nostro è un Paese che va sostenuto non strattonato. È un paese che va tenuto insieme e non diviso

Una donna o un uomo politico deve avere una visione, una idea di Paese, ma deve avere anche la capacità di trasformare quella visione in atti e fatti che consentono di cambiare in meglio la vita delle persone che amministra. Se poi si vota per eleggere una maggioranza che dovrà governare il Paese è fondamentale scegliere delle persone che siano portatori di una cultura di governo. Non ci si deve accontentare di scegliere quello simpatico o quello fotogenico. O correre dietro all’ultima proposta strabiliante. Occorre scegliere consapevolmente colui che trasmette una ragionevole garanzia che manterrà le promesse fatte e che sarà in grado di realizzarle. Don Luigi Sturzo diceva che la politica buona è quella che “fugge dall’infingimento, promette poco e mantiene quel che ha promesso”.

Bene ha fatto Matteo Renzi a rivendicare il valore della competenza. Male ha fatto Luigi di Maio a confonderlo con quello della conoscenza tecnica, dicendo che non serve. Sono due qualificazioni soggettive diverse perché si può essere dei bravissimi tecnici ma non avere la competenza per fare una cosa. Si può essere competenti senza avere la conoscenza specifica di una materia o di un fatto. Neanche il titolo di studio rappresenta un elemento discriminante per poter ricoprire un incarico pubblico. La competenza è qualche cosa di più. Vuol dire essere portatori di una cultura; ossia essere depositari di quell’insieme di esperienze, conoscenze, relazioni, metodologia, consuetudini, sensibilità, per cui una persona è in grado di far succedere delle cose e sa maneggiare i tanti elementi che entrano in gioco in una situazione complessa. Ed il governo della cosa pubblica è una questione molto complessa. È importante affidare le redini del governo a colui che è portatore di un valore aggiunto che è diretta emanazione della sua cultura. Se guardate i cosiddetti candidati premier non è sempre così. Non tutti hanno questa caratteristica. Anzi, alcuni di essi non hanno nulla da offrire che non siano urla mediatiche o proposte da circo. Pensate a Di Maio o a Salvini: di quale cultura sono portatori? Quale è il loro valore aggiunto?

Fa bene il PD ad impostare una campagna elettorale seria. Senza sprizzi e lazzi ma concentrata sulla fatica della politica e sulla valorizzazione di una classe dirigente che ha dimostrato di avere la cultura dell’amministrazione. Essere consapevoli delle difficoltà di realizzare un programma, avere la cura dell’ultimo miglio per fare in modo che la scelta fatta produca effettivamente i risultati attesi. Una classe dirigente che sa recuperare il valore della profondità e che non abbia come unica strategia la comunicazione ma al contrario che sappia entrare verticalmente dentro alle questioni e non si accontenti dei titoli.

Il nostro Paese ha bisogno di mantenere stabilmente la via della crescita e allo stesso tempo ha bisogno di allargarla il più possibile affinché anche chi non ha ancora incontrato questa via possa farlo nei prossimi mesi. Stabilità nella direzione e speranza nel futuro. Non abbiamo bisogno di salti nel buoi o del ritorno al medio evo. È un Paese che va sostenuto non strattonato. È un paese che va tenuto insieme e non diviso.

Allora care elettrici e cari elettori, da qui al 4 marzo provate a guardare il dibattito politico con questa lente. Togliete i pregiudizi (positivi o negativi che siano) ed andate dentro le proposte che vi vengono fatte. Usate anche voi il metro della competenza. Usate la vostra “cultura” per giudicarci e secondo me ci guadagnerà il Paese. “Un programma politico non si inventa, si vive”. Queste parole di Don Sturzo sono bellissime perché solo chi è capace di fare politica con la passione per la vita degli altri può proporre un programma politico serio e realizzabile. Il resto sono chiacchiere delle quali il 5 marzo non si ricorderà più nessuno.

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