Propaganda o manipolazione delle opinioni? Lo strano caso di Matteo Salvini sui social

Focus

Leggete i numeri dentro le immagini. Riflettete sulle quantità. Seguite i dati

Che la rete abbia mutato il senso e le modalità di ogni campagna elettorale è ormai assodato. Come è normale che tutti i partiti politici e gli stessi esponenti dei partiti dedichino un’attenzione dovuta alla comunicazione in rete, come veicolo potente di contenuti .

Molti però si interrogano dove finisca il lecito e dove l’illecito, dove finisca la proposizione dei contenuti e dove inizi la manipolazione delle opinioni.

Spesso il discrimine non è solo la qualità (vera o falsa) del messaggio ma la quantità di volte con cui il messaggio rimbalza (cioè la possibilità di farlo diventare virale e dunque poi non più controllabile, difficilmente smentibile o argomentabile, a quel punto parte la “clusterizzazione”, cioè la definizione sempre più marcata tra pro o contro quel messaggio, come effetto di parte e controparte e dunque la perdita di quella che un tempo avremmo chiamato ragionevolezza ed evidenza argomentativa tendente a costruire logica, nemmeno i fatti poi riescono a vincere questi meccanismi. Sarà capitato anche a voi, siamo immersi in dinamiche simili. Prigionieri di meccanismi “Sì o no”.

Risiede nella viralità e nella quantità della viralità di un messaggio uno dei campanelli di allarme che esige cautela e capacità di governare le informazioni, attenzione, non di controllare o vietare i messaggi, ma di governarli e: a. di smentirli qualora fossero dei falsi, b. di veicolare nella stessa quantità messaggi di segno diverso. Se una delle due difetta ecco che l’informazione può trasformarsi in manipolazione, poiché manca la garanzia del pari pluralismo. Dunque si può verificare la “dittatura di un’idea” pur essendo noi in una totale democrazia digitale. Sempre che lo sia.

Esempi facili?

Le elezioni americane con l’affaire “mail della Clinton” e la campagna “no brexit”, entrambe infarcite di inesattezze veicolate viralmente e in modo “targetizzato”, cioè studiate per raggiungere categorie sensibili. Se io dico a un nonno “gli immigrati tolgono il lavoro a tuo nipote” in aree del paese a crescente disoccupazione giovanile (come le aree inglesi lontane dalle grandi metropoli in un paese che ha una fortissima immigrazione giovanile da altri paesi ma concentrata nelle grandi aree urbane)  e questa notizia passa in dosi massicce con dovizia di argomentazioni tutte in un verso, senza pari informazioni virali di altro verso sui pericoli e gli svantaggi della Brexit, e quella informazione comincia a martellare e a diventare virale nel target anziani oltre i 65 anni, avrò raggiunto il risultato di lanciare un allarme. La notizia che arriva a smentire avrà una forza e una viralità molto minore. E’ quel che è accaduto.

L’allarme e l’attenzione su dinamiche simili, di manipolazione legale delle opinioni oggi è tutta rivolta da osservatori nazionali ma soprattutto internazionali all’Italia. Una tra tutte per la possibile influenza della Russia in tal senso. C’è chi raccoglie l’allarme e chi lo rimanda al mittente, come assurdo. Ad altri più esperti di me l’ardua sentenza.

Però voglio segnalare alcune cosette, a loro volta messe in rilievo da esperti conoscitori di questi meccanismi e che riescono a individuarne dal punto di vista informatico la dinamica.

Se andate su twitter c’è da ieri una significativa segnalazione di David Puente, tra i migliori in questo campo, che riguarda la strana proliferazione di tweet tutti uguali relativi alla partecipazione di Matteo Salvini a una trasmissione in tv qualche sera fa (se volete leggete direttamente dal Blog di Puente).

Poco prima dell’intervento l’account twitter ufficiale Lega – Salvini Premier pubblica il seguente tweet: “un matteo salvini strepitoso su La7, siete d’accordo?”. Fin qui tutto bene. La cosa strana è che lo stesso tweet, uguale identico, compare su innumerevoli altri account twitter e Puente scrive: Interrogando le fonti aperte di Twitter i singoli account, a partire da quello ufficiale “Lega – Salvini Premier“, scopriamo che la pubblicazione dei tweet è stata diffusa da un’applicazione chiamata “LegaNordIllustrator” ospitata nel sito Matteosalvini.com 

Qualcuno potrebbe dire: sono gli account dei militanti della Lega che si adoperano legittimamente pro  loro partito e pro loro leader.

In realtà, prosegue Puente, dopo aver analizzato due di questi account scopre che: “Entrambi gli account sono stati utilizzati da anni dall’applicazione ospitata nel sito di Salvini, riesco a contarne circa 186 da novembre 2016 ad oggi per “Carolina”.

Ricorda Puente che però, già nel 2015 si scriveva in rete, a proposito di questa pratica già nota, che: Il trucco è nelle mani del social media manager di Salvini, che in occasione del raduno leghista svoltosi a Bologna l’8 novembre aveva ridato vita a una semplice applicazione, LegaNordIllustrator, compatibile con Twitter e già sfruttata in diverse occasioni (ora oscurata, ma era disponibile a questo indirizzo): chiunque poteva associare il proprio account Twitter autorizzando l’applicazione, e garantendo così un retweet automatico di ogni post indicato dall’applicazione. Di fatto quella creata dal social media manager di Salvini è una botnet—in un certo senso ‘legale’, visto che gli utenti avevano volontariamente autorizzato l’utilizzo dell’applicazione; sicuramente ben lontana dall’essere eticamente corretta”.

Il procedimento si chiama BotNet, può esserci un assenso del proprietario di un account vero a rendersi veicolo di di tweet altrui, può non esserci, oppure possono esserci account falsi creati all’uopo.

Il problema non risiede solo lì, ma, come dicevo all’inizio, nella quantità e viralità dei messaggi immessi in circolo.

Esempio citato? “All’epoca l’hashtag “#alfanodimettiti” entrò nei trending topic di Twitter grazie anche all’applicazione “LegaNordIllustrator“, un risultato di cui si era vantato lo stesso Matteo Salvini con un tweet del 16 novembre 2015”.

Vi invito a leggere l’articolo di Puente, è molto interessante. Secondo David “L’utilizzo di questi sistemi hanno ben poco di etico, coloro che non conoscono questa realtà potrebbero pensare che ci sia un forte consenso popolare spontaneo quando invece è gestito tutto tramite un click di un’applicazione all’insaputa dei proprietari degli account (vengono a scoprire il contenuto del tweet solo dopo essere stato pubblicato)”.

Il testo di qualcuno dei messaggi intercettati da Puente? Ad esempio di “Carolina”: Se non votate #noeuro non rivolgetemi la parola, per me siete al pari degli assassini. Io voto @borghi_claudio”. Carini, no? Il problema è che altri cloni e altri account hanno sommerso la rete di messaggi simili.

Un altro. Source “LegaNordIllustrator”, sempre lei. Account Michele. Messaggio “Dal 1994 residente a Mosca. Putin vero leader a difesa della famiglia, identità cristiana, europea/confini. Russia unica a combattere terrorismo islamico”Anche questo, virale. Non solo Puente segnala.

4 dicembre 2016. A qualcuno questa data suona familiare. L’account @gilda35 pubblica questo tweet: “Mentre #IoVotoNo #IoDicoNo #BastaUnSi #IoVotoSi se le cantano x bot e pubblicità Zitta zitta #LegaNordIllustrator a Seggi Aperti usa botcose”.

Con questa immagine:

 

24 febbraio 2017, sempre @gilda35: “Ciao @LisadaCa prima #LeganordIllustrator ora 8 mobiles x fare 1000 TWs: proprio come utenti veri e normali 😉 @matteosalvinimi @lumorisi

Con questa immagine:

5 dicembre 2016, conversazione su twitter di @gilda35 durante lo spoglio: “#referendum se danno vincente il no: perché le #politicalbots triplicano le conversazioni prima dei veri risultati?” “hanno più che doppiato il traffico prima ancora che iniziasse lo spoglio. Alle 23:00:xx. Le botnet vanno pre-caricate prima ;)” “le #politicalbots applicano piani stabiliti, lo dimostrano anche le timeline correlate agli eventi dei titolari”.

Le botnet possono influenzare illegittimamente le elezioni? A voi la risposta. Leggete i numeri dentro le immagini. Riflettete sulle quantità. Seguite i dati.

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