Protesta dei lenzuoli e selfie-beffa: ecco perché Salvini li teme

Focus

Si moltiplicano le scritte anti-Lega e i selfie-beffa che imbarazzano il ministro dell’Interno

C’è da scommetterci che non finirà così. La prepotenza che Matteo Salvini sfodera contro chi protesta contro di lui si sta trasformando in un boomerang che restituisce enfasi agli anonimi manifestanti che si azzardano a dire di non essere in linea con la politica del ministro dell’Interno. Eppure Salvini è pronto – cito testualmente – ad “insegnare l’educazione” a chi vuole esprimere dissenso.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli interventi per rimuovere striscioni: è successo a Brembate questo lunedì mattina dove è intervenuta una gru dei pompieri, è accaduto a Salerno, a San Giuseppe Vesuviano ( Napoli) e a Scandicci (Firenze). Insomma le tappe dei comizi in vista delle europee sono caratterizzate da balconi ‘fioriti’ di messaggi.  Messaggi che vengono fatti togliere e questo genere di interventi imbarazza sempre di più la polizia che si è dimostrata molto zelante nel proteggere il ministro dell’Interno dalle contestazioni.

Un altra variante di protesta invece è il selfie-beffa. Salvini è sempre pronto a scattarsi foto con i suoi sostenitori a comizi e altri eventi pubblici ma questo ha cominciato a creargli qualche piccolo problema: negli ultimi mesi hanno infatti cominciato a circolare foto e video di persone che si avvicinavano a Salvini chiedendogli una foto insieme e poi, una volta accanto a lui, cercavano di metterlo in imbarazzo con domande su questioni politiche scomode o imbarazzanti. Dal bacio delle due ragazze alle domande sui 49 milioni di euro queste proteste hanno avuto grande diffusione sui canali social. Oltre alla rimozione degli striscioni però ci sono altri episodi che hanno fatto discutere. Per esempio il sequestro di un cellulare di una ragazza a Salerno, dopo che questa si era fatta un video con il ministro chiedendogli provocatoriamente “Non siamo più terroni di merda?”.

Inoltre il doppio ruolo di Salvini che è segretario del Carroccio e ministro dell’Interno sta creando problemi.  La situazione sembra essere andata fuori controllo e, ha scritto oggi la giornalista Fiorenza Sarzanini sul Corriere, in questi giorni gli alti vertici della polizia avrebbero deciso di ridurre il numero di interventi in futuro per evitare ulteriori polemiche. Gli interventi compiuti dalla polizia vengono di solito motivati con la necessità di evitare provocazioni e assicurarsi che non si verifichino incidenti. Vengono giustificati da un’interpretazione molto ampia dell’articolo 72 della legge numero 26 del 1948, che punisce «chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata».

Addirittura è Di Maio, alleato di governo a mandare un messaggio a Salvini pur non citandolo “Vedo e sento molto nervosismo in Italia” e chiede “a tutte le forze politiche anche all’interno del governo: basta slogan, basta polemiche, vogliamo lavorare”. Di Maio nel suo post su Facebook fa riferimento alle contestazioni dell’estrema destra contro Mimmo Lucano alla Sapienza, ma non solo. Alla Sapienza oggi sono tornate le camionette delle Forze dell’Ordine come non accadeva da tempo. C’è una tensione sociale palpabile, non solo a Roma, come non si avvertiva da anni. Sequestri di telefonini, persone segnalate, striscioni ritirati. Nelle piazze è tornata una divisione tra estremismi che non fa bene a nessuno”, conclude.

Ma perché Salvini teme così tanto il dissenso? Tutti i politici dovrebbero essere abituati a tollerare le manifestazione di protesta. Ma per un populista come Salvini ricevere lo smacco di non essere riconosciuto e osannato dalla piazza significa rendere evidente il fallimento della propria politica in evidente calo di consensi. Tant’è che immancabilmente i manifestanti vengono indicati come “moscerini rossi” e “centri sociali” negando una verità di fondo: una parte della popolazione non lo ha votato e non gradisce la sua attività e ciò che dice. Si chiama democrazia.

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