Protocolli dei Savi di Sion, storia di una menzogna pericolosa

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Protocolli dei Savi dei Sion: dal tweet del senatore 5Stelle Lanutti alla storia di un’impostura all’origine dei pogrom e dei campi di sterminio nazisti

C’è ancora qualcuno che crede ai Protocolli dei Savi dei Sion? Pare proprio di sì, se ieri, con imperturbabile sicumera, il senatore dei 5 Stelle Elio Lanutti, già presidente dell’Adusbef e già parlamentare dell’Italia dei Valori di Di Pietro, ha rilanciato su Twitter il link del sito ‘Saper Link News’, noto per disseminare fake-news, in cui c’è scritto testualmente: ” ‘Il gruppo dei savi di sion’ e Mayer Amschel Rothschild, l’abile fondatore della famosa dinastia che ancora oggi controlla il sistema bancario internazionale, portò alla creazione di un manifesto: “I protocolli dei savi di sion”. Suddiviso in 24 paragrafi, viene descritto come soggiogare e dominare il mondo con l’aiuto del sistema economico, oggi del globalismo, dei banchieri di affari e finanza criminale“.

Robetta, insomma: pura propaganda antisemita, cose che richiamano alla memoria i pogrom contro gli ebrei in tutta Europa, che fecero da apripista ai forni crematori del nazismo il quale tenne in considerazione come autentici i Protocolli dei Savi.

E questo mentre l’ultimo sondaggio di Eurobarometro, pubblicato in vista della Giornata della memoria del 27 gennaio, rivela che l’antisemitismo preoccupa il 58% degli italiani e il 31% pensa che sia aumentato negli ultimi 5 anni.

Presentato questa mattina al museo ebraico di Bruxelles, e condotto nel dicembre 2018 su un campione di oltre 27mila cittadini europei, il sondaggio mostra come il sentimento italiano ricalchi quello dell’Europa intera, dove il 50% dei cittadini ritiene che l’antisemitismo sia un problema. I picchi si registrano in Svezia (81%), Francia (72%), Germania (66%), Paesi Bassi (65%), Regno Unito (62%).

Dovrò espatriare io, in quanto ebreo?

Torniamo al tweet di Lanutti: il primo a commentarlo è stato il deputato Pd Emanuele Fiano, uno che – al di là del ruolo politico, al di là di come uno la pensi – l’antisemitismo l’ha vissuto sulla pelle, e ne porta i segni:  è il figlio di Nedo Fiano, ebreo deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz, unico superstite dell’intera sua famiglia.

“Scusate ma dove stiamo andando a finire? Dovrò espatriare io, in quanto ebreo? – si chiede  Fiano – Un senatore dei 5 Stelle cita i ‘Protocolli dei Savi di Sion’, l’emblema dei falsi alla base del l’antisemitismo moderno, come fonte per spiegare il controllo bancario. Siamo veramente ad un punto grave. Orribile”.

Intervengono anche molti altri esponenti politici, di ogni parte, tra cui la vice presidente del Senato Anna Rossomando che osserva come “Nelle giornate che precedono la celebrazione della Giornata della memoria è ancora più vergognoso richiamare a modello pagine che hanno fatto del razzismo e dell’antisemitismo un manifesto”, mentre il sito Moked, portale dell’ebraismo italiano, accusa Lannutti di rilanciare tesi antisemite.

In tarda serata arriva, finalmente, anche il tweet di Di Maio: “Come vicepresidente del Consiglio e come capo politico del M5S – scrive l’esponente politico della maggioranza- prendo le distanze, e con me tutto il Movimento, dalle considerazioni del senatore Elio Lannutti“.

La storia dei Protocolli

Ma basta così? Storia chiusa? In realtà, in molti siti italiani e internazionali, la storia dei Sette Savi di Sion che vogliono impadronirsi del mondo non solo gira, è condivisa, si diffonde, ma è ritenuta verità storica accertata. Non c’è dubbio, anzi, che rappresenti una delle base del moderno complottismo.

Ma cosa sono i Protocolli dei savi Anziani di Sion? Apriamo il sito della Treccani, e leggiamo che si tratta di una “falsificazione propagandistica antisemita, redatta probabilmente da un agente della polizia segreta russa, apparsa in forma abbreviata nel 1903, e integralmente nel 1905, ma diffusasi soprattutto negli anni successivi alla Prima guerra mondiale“.

Protocolli di Sion: dalla Russia dello zar alla Germania di Hitler

Cerchiamo di capirci di più. All’inizio del secolo scorso, nel 1903, vennero stampati Protocolli dei Savi di Sion, ma non ebbero grande diffusione, almeno non tanto quanto accadde due anni dopo (siamo sempre in epoca zarista), quando furono pubblicati a puntate sul quotidiano russo di estrema destra Znamya. Si tenga conto che, non a caso, tra il 1903 e il 1906, l’impero zarista di Nicola II Romanov fu attraversato da un’altra grande ondata di pogrom colpì gli ebrei russi.

Pericolosa propaganda antisemita, spacciata come autentico resoconto di riunioni segrete di fine ‘800, dove gli ebrei progettavano di instaurare un nuovo ordine mondiale (nulla di diverso dalle teorie complottiste dei nostri giorni…). Falsità costruite ad arte dalla polizia zarista, la famigerata Okrana, che avevano un obbiettivo ben definito: scatenare l’odio contro gli ebrei.

La falsità dei Protocolli

Quei Protocolli, nonostante che nel 1921 il Times di Londra abbia provato la loro falsità, definendoli «un plagio grossolano» e nonostante che il Tribunale di Berna nel 1934 abbia ribadito l’impostura, hanno continuato a girare a circolare come autentici per decenni, col risultato che prima sono arrivati i pogrom, poi i campi di sterminio.

Non a caso, infatti, fu proprio il nazismo a dare ai Protocolli nuova vita, accreditandoli come veri, ma la storia dei Protocolli non si ferma ad Auschwitz. Arriva anche ai nostri giorni, con nuove edizioni stampate e vendute sia in Europa sia nel mondo arabo, dove la loro diffusione e notorietà non è mai venuta meno.

«La storia continua su Internet – annotava alcuni anni fa Umberto Eco nell’introduzione della graphic novel di Will Eisner sui “Protocolli”- È come se, dopo Copernico, Galileo e Keplero, uno continuasse a scrivere saggi per dimostrare che il sole gira intorno alle terra».

Del resto, non c’è regime totalitario che vive senza fake-news e senza complotti, tanto che le parole adoperate dal criminale nazista Hermann Goering davanti al Tribunale di Norimberga, risuonano ancora oggi attuali nella loro tremenda verità: «Le persone possono sempre essere portate agli ordini dei leader. Tutto quello che devi fare è dire loro che sono stati attaccati (…) Funziona allo stesso modo in tutti i Paesi».

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