La casa progressista europea da costruire

Focus

Alcuni spunti di una discussione profonda sulla famiglia europea e sul nuovo protagonismo dem

Il dibattito sulla collocazione europea aveva caratterizzato gli anni immediatamente precedenti alla nascita del pd e quelli immediatamente successivi. Si è risolto con la piena adesione al Partito del Socialismo Europeo.

Non ho mai avuto dubbi in tal senso, sono orgoglioso di essere stato a suo tempo tra i pochi che proposero di aggiungere la dicitura Partito del Socialismo Europeo nel simbolo dei Democratici di Sinistra, quando la parola socialista a sinistra era diventata un tabù, e della rosa rossa circondata dalle stelle europee che porto da settimane sulla giacca e che in molti, significativamente, mi chiedono cosa rappresenti.

Nel Parlamento Europeo ormai dieci anni fa si fece la scelta di far nascere l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici proprio grazie al Partito Democratico ed includere anche alcune forze politiche che non aderivano al PSE. Nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa il gruppo progressista si definisce Socialisti Democratici e Verdi e include anche alcuni partiti ambientalisti, tra cui i Verdi tedeschi e del Belgio, il Partito Pirata islandese e altri partiti progressisti.

Il tema che si pone oggi, a volte in maniera un po’ superficiale, rispetto alla lista aperta del PD per le europee, alla dicitura Siamo Europei e al suo significato, ai rapporti con nuove importanti realtà come quella rappresentata da Macron in Francia è quello di aprire una riflessione sul futuro del PSE e sulla nostra capacità di cogliere l’evidente momento di difficoltà dei Popolari Europei e lo spostamento a destra dei “liberali” dell’ALDE ed essere promotori e protagonisti di un vero processo culturale e politico europeo che dia una casa a tante donne e e uomini del campo progressista, alle culture liberali, ambientaliste, cristiano sociali, laiche, socialiste, radicali. Le stesse cultura che diedero vita al Partito Democratico e che troppo spesso vengono ridotte alle due numericamente più consistenti e ricondotte ad una filiera di appartenenze che ha sempre meno significato.

Credo andrebbe promosso invece uno spazio di partecipazione popolare delle donne e degli uomini che si riconoscono nelle diverse culture del progressismo europeo a partire da una costituente europea di cui proprio il PD potrebbe essere promotore, per quello che rappresenta, per l’originalità del suo progetto culturale, per l’innovazione introdotta nel processo democratico interno, per il significato che luoghi Vine Roma e Ventotene hanno per l’intera Europa.

Perché come l’Italia oggi rappresenta il fronte più avanzato di una destra demagogica, antidemocratica e che utilizza la tecnologia per ridurre invece che a crescere il reale coinvolgimento delle persone proprio dall’Italia può nascere una nuova proposta europea che risponda al bisogno di innovazione nelle forme e nella sostanza. E credo che dovremmo avere tutti il coraggio di affrontare questo percorso proprio dal confronto serio sui contenuti comuni del pensiero socialista e liberale.

Troppo spesso ho ascoltato anche in ambienti politicamente impegnati la sovrapposizione tra liberalismo e liberismo. E troppo spesso mi sembra che il deficit di cultura liberale che oggi attanaglia l’Europa non sia posto come una priorità nel campo progressista. Tuttavia le nostre battaglie sui diritti e sullo stato di diritto di o oggi quello che caratterizzano e uniscono di più i progressisti europei e quelle più sentite dai cittadini.

Dai diritti civili ai diritti dei migranti alle derive violente, reazionarie e repressive nel campo delle libertà individuali, nella cultura del diritto e delle tutele nel sistema penale, nei nuovi pericoli per la libertà che le evoluzioni tecnologiche ogni giorno vi pongono, in ultima analisi nel pericoloso scambio tra sicurezza e libertà o meglio tra rassicurazione dalle paure spesso appositamente indotte e cavalcate.

Protezione in cambio di una riduzione della libertà è il motto delle nuove destre, una libertà meno individualista è più comunitaria, capace di sostenere ed aiutare, proteggere non con la forza ma con la vicinanza. Un progetto politico che libera dal bisogno e libera con cultura come risposta anche al protezionismo sociale di matrice assistenziale. Un nuovo modello di sviluppo sostenibile per le persone e per il mondo che ci circonda.

Sono solo alcuni dei tanti spunti di uva discussione profonda che ci chiama a un nuovo protagonismo e che fa della discussione sulla famiglia europea un tema che non riguarda la tattica ma la strategia di un campo politico.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli