Un governo sbilanciato verso Mosca: dov’è finito il nostro europeismo?

Focus

Il Pd chiede al Presidente del Consiglio almeno di non rinunciare a fare sentire la nostra voce in difesa dei diritti umani

Il capo del governo italiano terrà dei colloqui a Mosca con il presidente Vladimir Putin e l’omologo russo Dmitrij Medvedev. Giuseppe Conte ha definito il viaggio in Russia un passo importante per il governo italiano. E infatti sbilanciarsi verso Mosca, accantonando il tradizionale europeismo e atlantismo dell’Italia, sembra essere la priorità del governo gialloverde. Quella di Conte è la terza visita ufficiale in tre settimane.

Il primo è stato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che ha invitato Vladimir Putin alla conferenza sulla Libia di novembre a Palermo. Un vertice al quale il presidente russo potrebbe trovarsi in teoria davanti a Donald Trump, ma la cui organizzazione pare subire gravi ritardi e disfunzioni, in particolare per l’apparato di sicurezza e per il preliminare lavoro diplomatico assolutamente indispensabile per il successo dell’incontro.

La settimana scorsa è stata la volta del viaggio del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, il cui il discorso a Mosca si è trasformato in una veemente invettiva contro l’Europa e contro le sanzioni, sfociando addirittura in un’apologia del Cremlino sul caso Skripal che sposa in pieno la linea difensiva di Mosca.

Adesso tocca al premier. Chissà se Conte ribadirà al governo russo quanto da lui stesso affermato tre mesi fa davanti a Donald Trump, ossia che esso deriva dal mancato rispetto degli accordi di Minsk dopo l’invasione russa della Crimea e che è quindi “impensabile eliminare tali sanzioni”? Chissà se avrà il coraggio di deludere i suoi due vicepremier spiegando loro che le sanzioni non colpiscono aziende italiane, il cui export verso la Russia negli ultimi due anni è aumentato del 15 per cento, e che toglierle beneficerebbe principalmente a 150 miliardari russi e a qualche banca, major del petrolio e dell’industria bellica? Chissà se affronterà Putin chiedendo invece di fare un passo verso la distensione ed eliminare le controsanzioni russe, i cui effetti ricadono, quelli sì, sulla nostra economia?

Abbiamo ragione di dubitarne. In barba alle delicate relazioni con gli alleati europei e atlantici, Conte ha già fatto capire con quale spirito intende soggiornare alla corte di Putin.  In questi giorni si è preparato anticipando che intende lavorare per riammetterlo al G8. Tuttavia, al Presidente del Consiglio chiediamo almeno di non rinunciare a fare sentire la nostra voce in difesa dei diritti umani. L’Italia è stata appena eletta per il triennio 2019-2021 al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, a riprova del nostro tradizionale impegno nella protezione e promozione dei diritti fondamentali nel mondo. Un patrimonio di credibilità e una responsabilità a cui il governo ha l’onere di corrispondere denunciando le pesanti restrizioni in Russia, con vessazioni e intimidazioni nei confronti di difensori dei diritti umani, delle ONG indipendenti, delle minoranze religiose e delle persone LGBT.

Come parlamentari PD abbiamo quindi scritto una lettera a Giuseppe Conte ricordandogli che i governi del PD non hanno mai rinunciato ai rapporti con la Russia sui dossier internazionali. Accanto al dialogo, tuttavia, seppero dimostrare fermezza. E quando il premier Matteo Renzi volò a Mosca nel 2015, portò i fiori sulla tomba di Boris Nemtsov, leader delle opposizioni assassinato dopo avere subito diversi attentati e persecuzioni. Oggi, ci sono 94 cittadini ucraini in carcere tra cui Oleg Sentsov, regista e scrittore ucraino, condannati con processi ingiusti basati su accuse fittizie. L’auspicio che abbiamo espresso è che Conte sappia spendere qualche parole per loro. Magari rinunciando a ripetere quelle della propaganda russa, che sembrano trovare già fin troppi megafoni tra i politici della Lega e del Movimento 5 Stelle.

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