“Noi putiniani siamo in sintonia con Lega e M5S ma non gli diamo soldi”

Focus

Intervista all’Agi di Zheleznyak, considerato l'”anello” fra Russia Unita e i due partiti italiani

Nessuna interferenza sulle vicende italiane ma con Lega e M5s il partito di Putin ha “una sostanziale sintonia di vedute”. E’ quanto spiega in una intervista all’Agi il deputato del partito di governo Russia Unita, Serghei Zheleznyak, cioè l’uomo individuato come l’anello di congiunzione fra Mosca e i due partiti italiani. Con la Lega addirittura è stato firmato un vero e proprio accordo di collaborazione che prevede contatti e scambi di opinioni continui.
Quarantasette anni, vice segretario del Consiglio generale di Russia Unita e membro della Commissione Affari internazionali della Duma di Stato, Zheleznyak è stato inserito nelle black list di Usa e Ue dei funzionari russi coinvolti nell’annessione della Crimea nel 2014. E’ anche l’uomo che, a marzo scorso a Mosca, ha firmato con Matteo Salvini l’accordo politico tra il suo partito e il Carroccio. “Con i partner della Lega – racconta – siamo in contatto in modo regolare e ci scambiamo opinioni sulle questioni che preoccupano i nostri concittadini. Organizziamo riunioni, consultazioni e si sono svolti viaggi in Russia. Di recente, colleghi della Lega hanno visitato Kaliningrad, dove hanno incontrato rappresentanti della business community ed espresso l’intenzione di attrarre imprenditori italiani e contribuire allo sviluppo della regione”.
Zheleznyak ribadisce la comunanza di vedute con la Lega di Salvini: “Non nascondiamo che condividiamo la linea dei partiti che conducono una politica nazionale responsabile, che sono pronti al dialogo su base paritaria, nel rispetto reciproco degli interessi nazionali”. Per questo, Russia Unita continua a essere “aperta” a una collaborazione anche con il Movimento di Beppe Grillo, “con cui abbiamo avuto incontri, uno scambio costruttivo di posizioni sulle questioni più importanti di politica internazionale e della cooperazione bilaterale, ma non abbiamo firmato alcun accordo. Rispettiamo l’attività dei Cinque Stelle e siamo pronti a sviluppare le nostre relazioni nella misura in cui vi sara’ interesse da entrambe le parti”, sottolinea Zheleznyak, ribadendo che ad oggi “non ha senso” parlare delle prospettive di un accordo con i pentastellati, perché “non vi e’ una decisione in tal senso da parte degli organi direttivi dei rispettivi partiti”.
Sui sospetti che dalla Russia arrivi sostegno finanziario al M5S, il deputato chiarisce all’Agi: “Non abbiamo diritto di fornire aiuti finanziari ad altri partiti, ma possiamo condividere esperienze, idee e utilizzare questo nel nostro lavoro, poiché molti problemi hanno natura simile, spesso sono di carattere globale e richiedono sforzi congiunti per essere risolti”. Zheleznyak, che a marzo 2016 ha incontrato i grillini Manlio Di Stefano e Alessandro Di Battista, sostiene di “non aver mai parlato con Beppe Grillo”, ma di “conoscere e capirne le posizioni e opinioni sulle questioni chiave”.
La visita a Washington, il mese scorso, del candidato premier M5S e vice presidente della Camera, Luigi Di Maio – il quale ha ribadito la “fedelta'” agli Usa e si è distanziato da Mosca – non comporta la perdita d’interesse da parte di Russia Unita verso il Movimento. “Non cerchiamo di costruire alleanze politiche contro qualcuno e riteniamo che ‘pensare a blocchi’ sia una caratteristica del passato. Il mondo è multilaterale e non può essere costruito sul principio di ‘chi non e’ con noi e’ contro di noi’.
 Il rapporto dell’Atlantic Council (The Kremlin’s Trojan Horses 2.0: Russian Influence in Greece, Italy, and Spain), che denuncia l’esistenza di un network russo, operante nei Paesi mediterranei con il fine di condizionarne il dibattito pubblico, è derubricato da Zheleznyak come “l’ennesimo rapporto, pubblicato da strutture finanziate dagli Usa, con l’unico obiettivo di impedire il ripristino di relazioni normali tra la Russia e l’Europa”.
A suo dire, “l’idea che su internet, infrastruttura ancora tecnologicamente e amministrativamente dipendente dal governo e dai servizi segreti Usa, qualche altra forza possa, indisturbata e su vasta scala, influenzare i processi politici ed elettorali in diverse parti del mondo, appare come un’esacerbazione della schizofrenia anti-russa. Il presupposto stesso che delle elezioni dipendano non dalla volontà di milioni di persone, ma da una manciata di hacker è una mancanza di rispetto nei confronti degli elettori e una stupidità politica”, aggiunge.
L’episodio citato più di tutti come dimostrazione della campagna mediatica russa per delegittimare il governo italiano e destabilizzare il Paese risale al 30 ottobre 2016, quando in piena campagna per il referendum costituzionale voluto dall’allora premier Matteo Renzi, l’emittente finanziata dal Cremlino ‘Russia Today’ ha presentato le immagini di una manifestazione a Roma per il Si’, come una protesta anti-governativa in sostegno del No. L’Italia, secondo le ricostruzioni stampa, ha sollevato proteste attraverso canali ufficiali. “Sia in Russia, che in Italia – dice Zheleznyak – nessuno per legge ha diritto di intromettersi nelle attività della stampa e influenzarne le politiche editoriali. Russia Today tiene alla sua reputazione e, per quanto ne so, verifica in modo attento il materiale pubblicato. Quel giorno c’erano manifestazioni sia a favore, che contro le politiche di Renzi. Russia Today, nel giro di un’ora e ancora mentre l’evento era in corso, ha corretto la didascalia che accompagnava il video. Purtroppo, una tale correttezza nei confronti dell’informazione sulla Russia da parte di una serie di media occidentali, non c’è e registriamo che in una serie di Paesi i nostri media sono presi di mira; la loro colpa sta solo nel fatto che non rientrano nel coro generale della russofobia, condotto da circoli politici violenti a Washington e Bruxelles”. L’allarme occidentale per le fake news e la disinformazia russa è ribaltato dal parlamentare. “Le fake news – sostiene – sono il prodotto di una guerra ibrida e uno dei metodi di concorrenza sleale, condotta da alcuni paesi contro altri, nello specifico la Russia, attraverso media assoldati e social network”.
 Allo stesso tempo, Zhelesnyak non sembra appoggiare azioni come quella di Facebook che il mese scorso, dopo l’inchiesta della testa americana Buzzfeed su un network di siti italiani di bufale, capaci di raggiungere un pubblico di circa 25 milioni di persone, ha cancellato buona parte delle fanpage dei siti in questione. “La libertà di parola e il diritto dei cittadini di ricevere informazioni affidabili sono per il nostro Paese tra i valori universali prioritari, che sosterremo sempre. Chi fa ricorso alla pubblicazione di fake news deve innanzitutto essere contrastato dalla comunità giornalistica professionista e dalle istituzioni della società civile, formando criteri per l’affidabilità dell’informazione e il rispetto verso il pubblico”. Hacker, fabbriche di troll, per il deputato si tratta solo di “accuse infondate e assurde, gonfiate artificialmente e politicizzate. Finora non è mai stata presentata una sola prova dell’interferenza della Russia nelle elezioni di altri Paesi, perché semplicemente queste prove non esistono. Gli articoli del genere ‘Le mani del Cremlino’ non sono altro che loro stesse fake news”.

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