Qualcuno era europeista

Focus

Qualcuno era europeista perché esserlo era più di sé stesso. Era come due persone in una. Italiano e europeo

In onore di Giorgio Gaber

Qualcuno era europeista perché era nato in Italia ed era finito al confino su un’isola borbonica.
Qualcuno era europeista perché il nonno aveva fatto la Grande Guerra, il padre la seconda guerra mondiale, lo zio si era salvato l’8 settembre. La mamma non voleva più guerre.
Qualcuno era europeista perché vedeva la Russia come una minaccia, la Cina come una dittatura, l’America come un paradiso perduto. E non viveva in Russia, Cina e America.
Qualcuno era europeista perché si sentiva l’unico a non aver fatto prima l’Interrail e poi l’Erasmus.
Qualcuno era europeista perché aveva avuto una educazione troppo liberista, aperta agli altri e molto poco nazionalista.

Qualcuno era europeista perché il mainstream degli anni novanta lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche, lo esigevano tutti. Ma nessuno lo era.
Qualcuno era europeista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era europeista perché non gli avevano detto che Bce e Parlamento Europeo avevano due sedi ciascuna ma ne bastava una.
Qualcuno era europeista ma prima, prima prima, era comunista. O alla peggio radicale.
Qualcuno era europeista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Spinelli era una brava persona, Mitterrand un grande uomo, Kohl un grande uomo che aveva fatto cadere il Muro. Perché non voleva più fascisti e nazisti sulla faccia della terra.
Qualcuno era europeista perché Orban non sembrava proprio una brava persona o almeno, un europeista.
Qualcuno era europeista perché era ricco, amava il popolo, la libertà di circolazione e i convegni pallosi sul Manifesto di Ventotene.
Qualcuno era europeista perché il manifesto di Ventotene è la cosa più bella scritta sull’Europa Unita e dovrebbe diventare la sua Costituzione.

Qualcuno era europeista perché amava le lingue straniere e si commuoveva persino guardando Macron cantare l’Inno alla Gioia.
Qualcuno era europeista perché era così federalista che non aveva più bisogno un governo nazionale.
Qualcuno era europeista perché era talmente affascinato dagli esiliati che avrebbe voluto avere la loro stessa capacità di visione e coraggio di sfidare con la forza delle idee l’ottusità del regime.
Qualcuno era europeista perché non ne poteva più di fare l’italiano. O il francese. O il tedesco.
Qualcuno era europeista perché Prodi gli aveva spiegato che con l’euro i tassi d’interesse i mutui si sarebbero dimezzati.

Qualcuno era europeista nonostante che con l’euro si fossero raddoppiati gli affitti e i prezzi delle case. e questo Prodi non l’aveva spiegato. E nemmeno Berlusconi.

Qualcuno era europeista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era europeista perché Monnet, Adenauer, De Gasperi, sessant’anni di Trattati e settanta anni di pace, cazzo.
Qualcuno era europeista per fare rabbia a Salvini.
Qualcuno era europeista perché guardava solo Rai Parlamento Punto Europa.
Qualcuno era europeista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione. Qualcuno perché aveva lavorato a Bruxelles.
Qualcuno era europeista perché voleva l’amore tra i popoli e aprire le frontiere e i porti.
Qualcuno era europeista perché non conosceva gli stipendi degli impiegati della Commissione, del parlamento, del Consiglio d’Europa.
Qualcuno era europeista perché aveva scambiato la terza via con il Trattato di Maastricht.
Qualcuno era europeista perché aveva scritto L’Euro di tutti e pensava di avere dietro il quarto stato.
Qualcuno era europeista perché non poteva più essere di sinistra. Perché la sinistra non c’era più. Forse.

Qualcuno era europeista perché Ciampi era il padre dell’euro e quello che aveva fatto ricantare l’inno di Mameli.
Qualcuno era europeista malgrado ci fosse un polveroso movimento federalista.
Qualcuno era europeista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era europeista perché per i giovani l’unico futuro è l’Europa.

Qualcuno era europeista nonostante i giovani votassero in Europa quasi tutti a destra. Nonostante la libertà di movimento.

Qualcuno era europeista perché l’Europa è il più ricco continente del mondo. E guai a chi ce lo tocca.

Qualcuno era europeista perché amava i migranti ma preferiva aiutarli a casa loro, anche se la casa non ce l’avevano.

Qualcuno era europeista perché l’Unione Europea ci aveva salvato da quarant’anni di governi democristiani incapaci. Ma non aveva fermato il debito pubblico.
Qualcuno era europeista perché cento milioni di morti, il nazismo, la Shoah, i campi di sterminio, Stalin, i gulag. eccetera eccetera eccetera

Qualcuno era europeista perché chi era a favore era europeista.
Qualcuno era europeista anche se non sopportava più quelli che fingevano di sapere cosa fosse il Fiscal Compact.
Qualcuno credeva di essere europeista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era europeista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Ma alla fine era l’unica scelta.
Qualcuno era europeista perché credeva di poter essere vivo e felice, solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era europeista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Gli stessi motivi per cui si era comunisti.

Qualcuno era europeista perché esserlo era più di sé stesso. Era come due persone in una. Italiano e europeo.

Qualcuno era ancora europeista perché era molto più difficile che diventare leghista. Ma era un gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo.

Due sconfitte in un corpo solo. Europeista.

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