Quegli strani interrogatori di Marroni

Focus

L’ad di Consip viene sentito due volte. La prima senza la presenza dei pm

Se Luigi Marroni, numero 1 di Consip, è colui che dà la svolta all’omonima inchiesta, occorre andare a vedere come matura questa svolta. Da questo punto di vista è utile la dettagliata informativa dei carabinieri del Noe (da sabato non sono più loro a seguire le indagini) consegnata alla procura di Roma a metà gennaio 2017. È un documento di 1027 pagine che è la sintesi della storia dell’indagine. La svolta è raccontata nel capitolo 14.

Il 20 dicembre 2016 – l’inchiesta nasce a Napoli nel 2015 – i militari del Noe si presentano nella sede Consip a Roma per, si legge, «acquisire tutta la documentazione del tanto discusso mega appalto FM4 da 2 miliardi e 700 milioni» al centro dell’ipotizzata corruzione. Mentre erano lì, «mentre era in corso l’escussione della segretaria», i loro colleghi in caserma «sentono chiaramente dei rumori che lasciano intendere che qualcuno sta armeggiando vicino alle microspie».

L’informativa, a questo punto, «fa un doveroso passo indietro». Alle 14 e 45 del 15 dicembre, cinque giorni prima, i militari ascoltano un colloquio tra alcune segretarie da cui si evince che la direzione di Consip sta organizzando una bonifica degli uffici. La segretaria di Marroni pretende che la bonifica avvenga «in presenza del personale dell’ufficio ».

La sera stessa, quella del 15, i carabinieri del Noe, «sentita questa AG ( la procura di Napoli, ndr), cerca di accedere in Consip per rimuovere le ambientali (cimici, ndr) senza però riuscirci per la presenza di una guardia giurata armata all’interno». La missione fallisce e i carabinieri sono costretti ad attivare l’antibonifica (le microspie vengono spente e più difficili da rintracciare)». Attenzione alla date: la sera del 19 dicembre le cimici vengono riattivate «ed essendo funzionanti si supponeva che le operazioni non le avessero rilevate».

Peccato, però, che la bonifica non era ancora stata eseguita ed è invece prevista per il 20, giorno in cui il Noe va in Consip per prendere carte. «Solo per un caso fortuito- si legge – quello stesso giorno i militari di questo comando si trovano negli uffici per acquisire il bando di gara. Possono quindi intervenire in diretta e preservare una delle cimici». Due domande: l’inchiesta Consip è sui giornali da novembre quando circolano già i nomi di Tiziano Renzi, Carlo Russo e Romeo; perché le carte della gara d’appalto vengono acquisite solo il 20 dicembre?

Perché, se c’è contezza di una fuga di notizie il 15 dicembre, il Noe aspetta cinque giorni? «In quella sede -continua l’informativa – viene sentito subito a verbale il Marroni che, nel timore che le sue conversazioni potessero essere state registrate, rilasciava dichiarazioni di grandissima valenza investigativa».

Seguono due pagine e mezzo di foglio A4, con carattere piccolo, in cui Marroni dice quelle che ormai sappiamo: «Sono in Consip da giugno 2015 … prima dirigevo la sanità toscana su nomina dei governatori Claudio Martini e Enrico Rossi… conosco Tiziano Renzi dal 2013…appena arrivato in Consip Tiziano mi chiese di dare una mano all’amico Russo». Marroni è toscano di adozione. Russo non ha grande fama nella regione, per qualcuno è «un millantore (cit. verb. Mazzei)» . Eppure Marroni lo riceve almeno tre volte. «Nei due incontri successivi al primo – dice Marroni – le richieste e il tono di Russo si fecero sempre più minacciosi e ricattatori… mi disse chiaramente che veniva per conto di Verdini e Tiziano Renzi che erano arbitri del mio destino professionale».

A successiva domanda dei carabinieri, che non compare, Marroni replica: «In simili e analoghe circostanze sono sempre stato un muro di gomma anche se ammetto che Russo mi fece e proprio ricatto». Era luglio 2016. Perché il Marroni pubblico ufficiale non ha denunciato tutto e subito? Questa logica domanda e relativa risposta non risultano nell’informativa. Che invece prosegue con Marroni che fa l’elenco di chi gli ha spifferato l’esistenza dell’indagine con tanto di intercettazioni e cimici: «Nel luglio 2016 l’onorevole Luca Lotti che conosco… prima dell’estate il generale Saltalamacchia».

Ancora prima dell’e state la fonte era stata «Filippo Vannoni (ex consigliere economico a palazzo Chigi)…» e infine il presidente di Consip, Ferrara, «che lo aveva saputo dal comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette». Da questo momento, è dicembre, i vertici dell’Arma e il sottosegretario Lotti vengono indagati e l’inchiesta sembra puntare da Napoli direttamente su palazzo Chigi. Questo verbale come testimone – Marroni infatti non è mai stato indagato – viene ripetuto qualche ora più tardi davanti ai Pm di Napoli.

Perché i magistrati sono stati chiamati dopo ore pur di fronte a tante strane circostanze? È quello che chiederà Federico Bagattini, l’avvocato di Tiziano Renzi, che ha chiesto di sentire Marroni nell’ambito di «indagine difensive».

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