Quel pasticciaccio sul Global compact: ancora tensione tra Lega e M5S

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Cosa è successo in Aula a Montecitorio e perché è molto grave

Ormai è chiaro: Matteo Salvini, forte dei sondaggi e della sua leadership consolidata, può fare il bello e cattivo tempo senza dover avvertire nessuno. Se ne sono accorti Luigi Di Maio e Giuseppe Conte (ma anche il ministro degli Esteri Moavero) che a causa del colpo a effetto del leader leghista si sono visti sbugiardare in diretta mondiale.
Non basta al ministro degli Interni aver portato a casa un decreto sicurezza durissimo che non a caso ha avuto il supporto della destra di Giorgia Meloni e dei forzisti (nel gelo dei 5 Stelle che in Aula hanno restituito il disappunto con cui gli alleati leghisti avevano accolto il decreto anticorruzione). Non gli basta nemmeno aver cancellato il permesso di soggiorno per motivi umanitari e la protezione umanitaria, aver tassato i money transfer o allungato i tempi nei centri di permanenza: Matteo Salvini vuole sempre di più, spinge sempre di più. Sopratutto sul tema dei migranti, quello che gli garantisce sempre maggiore consenso alimentando incertezza e paura.
Complice di certo la debolezza dei compagni di governo, impegnati a risolvere beghe molto spinose (come quelle che stanno impensierendo Di Maio) e che non perdono occasione per dimostrare la loro inesperienza, Salvini sa che il tempo per mettersi a capo di una coalizione di centrodestra è quasi maturo e scaricare i pentastellati sarà un gioco da ragazzi. Non cerca nemmeno di nascondere le sue intenzioni: così si può leggere il vero e proprio blitz di ieri in Aula a Montecitorio.
Il ministro degli Interni, senza avvertire nessuno, ha infatti preso la parola in Aula per spiegare che “no, l’Italia non andrà a Marrakech il 10 dicembre e non firmerà nessun Migration compact ma che ci sarà una necessaria e opportuna discussione in Parlamento con relativo voto”. A cosa si riferisce? Al Global compact for Migration che è il primo accordo intergovernativo redatto sotto l’egida delle Nazioni Unite che tenta di dare risposte globali al problema delle migrazioni. Insomma quello che l’Italia ha sempre chiesto: dei migranti se ne devono occupare tutti.
Il cambio di strategia è un fulmine a ciel sereno. Il premier Conte a settembre, quando è stato alle Nazioni Unite e il ministro degli Esteri Enzo Moavero in una recente informativa, avevano confermato il nostro impegno in questo progetto. Fra i banchi dei 5 stelle c’è incredulità, sembrano chiedersi: “Quando lo abbiamo deciso?”. Poi, come sempre accade, vanno in cerca di giustificazioni per poter ingoiare l’ennesima pillola. E così si moltiplicano le dichiarazioni in cui si plaude alla parlamentarizzazione come atto di grande democrazia. Contemporaneamente, però, all’Europarlamento va in scena la smentita della linea pentastellata a cui siamo costretti ad assistere in Italia. Anche a Bruxelles, infatti, si parla del documento Onu, ma lì la risoluzione passa con 208 voti a favore e 195 contrari: la differenza l’hanno fatta proprio gli eurodeputati 5 Stelle.
Non è la prima volta che gli alleati di governo sono in disaccordo ma forse la lista si sta allungando troppo. La manovra ancora da approvare rischia così di diventare il vero terreno di uno scontro finale.

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