Quel pugno di Toninelli che supera il limite della decenza

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Una pagina triste, e ancora tante domande che ci facciamo, domande che si fanno 600 mila genovesi che hanno bisogno di ritornare a vivere, a lavorare

Si può alzare il pugno in segno di vittoria, applaudire soddisfatti, urlare come si fa, in genere, assistendo ad una partita di pallone dalla curva nord di uno stadio? E soprattutto, si può fare quando al centro del campo non c’è un pallone, ma la tragica vicenda del crollo del ponte di Genova, con 43 vittime, con centinaia di sfollati e con una città che ha l’urgenza di rialzarsi, di tornare alla normalità?

E’ consentito farlo a uno che ha la responsabilità di guidare un ministero che, dopo tre mesi dal quel drammatico 14 agosto, ha preso in giro Genova e i genovesi, l’Italia e gli Italiani?

Io credo di no, penso che oggi in Senato si sia superato il limite della decenza.

E’ arrivato un decreto che doveva essere urgente e per Genova. Quando l’abbiamo sfogliato siamo rimasti sconcertati. Ci siamo trovati davanti a norme ballerine, articoli che sparivano per poi ricomparire, sì che diventavano no e viceversa. Riscritture continue, ne abbiamo contate 77. Sì, 77 variazioni al decreto. Tutto variava, tranne l’articolo sul condono degli abusivi di Ischia, quello su cui questi quattro scappati di casa al governo si sono fatti la guerra, dividendosi e poi rappacificandosi.

Toninelli, o meglio Toninulla, ha alzato il pugno in segno di vittoria. Vien da pensare che lo abbia fatto per il sì al condono tombale di Ischia.

Lo dico non per fare polemica, noi l’abbiamo detto in tutte le salse, togliete il condono e in 24 ore approviamo il decreto per Genova.

Niente da fare, il governo del cambiamento non ha cambiato quella norma sul condono e su Ischia ha anche accettato il salvagente dei deputati campani di Forza Italia.

Cari cinquestelle, urlavate onestà, onestà, onestà, oggi vi siete ritrovati a canticchiare “meno male che Silvio c’è”.

Una pagina triste, e ancora tante domande che ci facciamo, domande che si fanno 600 mila genovesi che hanno bisogno di ritornare a vivere, a lavorare.

Chi demolirà il ponte e le case che stanno sotto, e quando? Chi costruirà il nuovo ponte e in quanto tempo lo farà? Qual è il progetto della nuova infrastruttura? E che fine farà la Gronda?

Capite bene che solo Toninulla poteva alzare il pugno quasi quasi per urlare “goal”. Ma si sa, la propaganda è una cosa, la realtà un’altra. Purtroppo. E oggi, a Palazzo Madama, abbiamo assistito all’ennesima brutta sceneggiata di questo governo. Per tutta la seduta, tranne quando il nostro capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, ha chiesto all’aula di osservare un minuto di silenzio per le 43 vittime del 14 agosto.

Un minuto.

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