Quel riferimento di Ursula alla gran liberale Simone Veil

Focus

Fu la prima donna presidente dell’Europarlamento, liberale, attenta ai diritti civili, libertaria. Oggi tumulata al Panthéon di Parigi

Ursula von der Leyden nel suo discorso di oggi ha evocato la figura di Simone Veil, presidente dell’Aula di Strasburgo dal 1979 al 1982. “Esattamente 40 anni fa – ha detto la von der Leyen – la prima presidente donna” del Parlamento Europeo “viene eletta e presenta la sua visione di un’Europa più giusta”. E’ anche “grazie a lei” che “quarant’anni più tardi finalmente è una donna la candidata alla presidenza della Commissione”. Un’ideale linea di continuità, quella che ha voluto tracciare von der Leyden.

Il riferimento alla Veil in realtà è molto ambizioso. Chi era, Simone Veil (confusa certe volte con la grande filosofa Simon Weil)? È stata forse l’ultima rappresentante di quella scuola politica liberale francese che discende giù per li rami dall’orleanismo di metà Ottocento antagonista del pensiero reazionario-borbonico e al tempo stesso del tardo giacobinismo protosocialista. Simon Veil infatti fu giscardiana, europeista, riformista, attenta ai diritti delle donne (memorabile la sua battaglia per la legge sull’aborto che infatti si chiamò loi Veil ): forse, forzando la storia, oggi sarebbe con Macron. Il quale molto l’apprezzava, tanto da farla tumulare nel Panthéon parigino dove riposa Voltaire, e si sa che quanto la panthéonisation sia privilegio di pochissimi francesi.

Donna di gran carattere, la Veil. E non poteva essere sere diversamente per chi aveva conosciuto sedicenne l’orrore di Auschwitz dove le tatuarono sul braccio il numero identificativo 78561. Più volte ministro, con Chirac, Balladur, sempre nel segno di Giscard d’Estaing, Simone Veil venne eletta presidente del Parlamento europeo nel 1979, fino al 1982. Poi guidò a lungo il gruppo liberale a Bruxelles. “L’Unione dell’Europa mi ha riconciliato con il XX secolo”, scrisse. E non v’è dubbio che oggi più di ieri l’Europa sia il grande antidoto ai fantasmi del Novecento.

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