Salvini con le parti sociali. Voto a settembre? “Anche prima”

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Il vertice con le parti sociali: un doppio binario da “separati in casa” che già in passato aveva infastidito il premier

Dopo l’incontro di ieri a Palazzo Chigi  tra il premier Giuseppe Conte e i sindacati oggi si torna a parlare di manovra economica ma al Viminale, come già accaduto qualche settimana fa.

Una manovra che secondo il vice premier andrà preparata senza rispettare alcune delle regole europee sui conti pubblici. “E’ impensabile fare una manovra a costo zero. Chiunque oggi era intorno al tavolo sapeva che se vuoi fare una manovra coraggiosa non la fai a costo zero, a meno che tu non sia mago Merlino” ha detto Salvini in un breve incontro con la stampa. Salvini ha parlato di “piano straordinario per investimenti e infrastrutture e un coraggioso e sostanzioso taglio delle tasse”.

Poi la stoccata all’alleato di governo. Quando decider la Lega sul voto anticipato? gli chiedono i cronisti: “Questo lo vediamo da qui a breve”, risponde il vicepremier. A settembre? “Anche prima”. In conferenza stampa Salvini ha detto che “tutti gli operatori hanno chiesto velocità. Su questo ragioneremo nelle prossime ore. Una buona idea applicata in ritardo non è più una buona idea”.

Ma il numero uno del Viminale non sta azzerando solo il M5s ma lo stesso ruolo di Conte. Stiamo parlando di quel doppio binario da “separati in casa” che già in passato aveva infastidito il premier. Il 15 luglio scorso in pieno caos Moscopoli il Capitano aveva già organizzato l’inusuale vertice con le parti sociali. “Si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale” era sbottato Conte spiegando che “la manovra economica viene fatta dal presidente del Consiglio con il ministro dell’Economia, con tutti gli altri ministri interessati. Non si fa altrove”.

Eppure oggi il copione si è ripetuto. E il vicepremier Matteo Salvini è tornato a incontrare ben 46 sigle diverse. La Cgil però, in questo caso, ha declinato l’invito. Ieri il segretario Maurizio Landini ha partecipato all’incontro con il premier, e ha fatto sapere che non sarebbe andato invece all’appuntamento con Salvini.

“A Palazzo Chigi perché è normale che sulla Legge di Bilancio il segretario Cgil, come è sempre stato, abbia come interlocutore il presidente del Consiglio e quindi tutto il Governo. Il Tavolo sulla Manovra è uno ed è quello di Palazzo Chigi”.

Numerosa anche la delegazione della Lega: presente all’incontro c’è anche Armando Siri, l’ex sottosegretario indagato per corruzione dalla procura di Roma per per una presunta tangente ricevuta dall’imprenditore Paolo Franco Arata. Con lui al tavolo lo stato maggiore leghista: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgietti, i ministri Giulia Bongiorno, Massimo Bussetti e Gian Marco Centinaio e poi Alberto Bagnai, Massimo Bitonci, Claudio Borghi, Claudio Durigon, Dario Galli, Guido Guidesi e Massimo Garavaglia.

“Questo non è un tavolo parallelo a quello di ieri, non c’è nessuna sovrapposizione”, si è giustificato il vicepremier secondo quanto riferiscono fonti presenti al ministero dell’Interno. “Stiamo raccogliendo le varie posizioni di tutto il mondo produttivo e dei lavoratori perché vogliamo un progetto per il paese”, ha aggiunto.

In un quadro economico con “dati congiunturali caratterizzati da luci e ombre”, ed “un massimo storico per occupazione ma lavoro di qualità debole”, il problema “è la crescita dello 0,1% del Pil”, avrebbe detto il ministro secondo alcuni presenti, sottolineando: “La situazione del Paese presuppone una manovra che vada oltre la spesa corrente”, servono “investimenti”. La manovra non può essere un “gioco delle tre carte”, gli sgravi non debbono essere recuperati con nuove misure.

E ha chiosato a margine dell’incontro con il consueto attacco al M5s: “Sono stanco dagli insulti che mi arrivano non dalle opposizioni ma dagli alleati. Però oggi è una bella giornata”.

 

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