Quella mail che sconfessa Di Maio: il ministro sapeva tutto sulle stime

Focus

I documenti pubblicati dalla Stampa scagionano il presidente Boeri dall’accusa di essere la “manina” del Decreto Dignità. E non solo

Ad avvalorare la tesi che dietro la stime dell’Inps non ci fosse la ‘manina’ di Boeri ma la superficialità di Di Maio, ci pensa La Stampa. Con un articolo a firma Alessandro Barbera si pubblicano le prove del fatto che la tabella dell’INPS sugli ottomila disoccupati in più grazie al Decreto Dignità era stata inviata, come dichiarato da Boeri, al ministero dello Sviluppo una settimana prima dell’ok definitivo al provvedimento.

Si legge sul quotidiano

“Tutto inizia il due luglio, quando l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro scrive all’Inps per chiedere di predisporre «con la massima urgenza» la platea dei lavoratori coinvolti «al fine di quantificare il minor gettito contributivo». Detto fatto: quattro giorni dopo, il sei luglio, la segreteria tecnica di Boeri spedisce all’ufficio legislativo del ministero quanto richiesto.

Mail certificata e testo non lasciano dubbi: al ministero la scheda che stima impietosamente il calo degli occupati è sul tavolo del ministero sei giorni prima della bollinatura da parte della Ragioneria generale dello Stato, il 12 luglio”.

Nessun complotto quindi. Una tesi che lo stesso Boeri in un’intervista a Repubblica rimanda al mittente

“Accusarmi di fare politica è una colossale sciocchezza. Chi mi conosce lo sa: ho sempre detto quello che penso, senza mai preoccuparmi di chi fosse a Palazzo Chigi”.

Al racconto della Stampa si potrebbe anche aggiungere la testimonianza pubblicata da Mara Carfagna, vicepresidente della Camera, sull’Huffington Post in cui si fa notare che “il testo stesso del disegno di legge di conversione del decreto, quello che il ministro Di Maio ha co-firmato di proprio pugno e presentato a proprio nome al Parlamento per l’approvazione, contiene all’articolo 14 le stesse indicazioni della famigerata relazione tecnica”. I numeri quindi ci sono, sono addirittura stati citati. La ‘manina’ di Di Maio è solo nella sua testa. Oppure, come ha scritto Cerasa su Il Foglio la verità è che quando i populisti vengono smascherati dai dati “hanno solo un modo per continuare ad essere credibili: deligittimare le fonti credibili dei numeri di un paese”. O almeno ci provano.

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