Quelli del sì: il mondo produttivo che dice basta

Focus

Dopo l’allarme lanciato a Torino da 12 associazioni imprenditoriali, il 13 dicembre a Milano l’iniziativa di Confartigianato. Di Maio costretto al sì alla Tav?

La rivincita del sì. È il titolo che si potrebbe dare al “sentimento” che sta crescendo in una parte della società, ed esemplificato sia da iniziative come quella di ieri a Torino, dove dodici importanti associazioni imprenditoriali hanno lanciato il loro grido di allarme al governo, che dai sondaggi, nei quali (come spieghiamo su Democratica), anche nell’opinione pubblica comincia a calare la spinta verso una “rivoluzione”, e comincia a salire quella verso le riforme.

Il tappo fatto saltare dalla piazza Sì Tav di Torino del 10 novembre scorso non era dunque un fuoco di paglia, come qualcuno al governo ha detto e sperato, ma la spia di un qualcosa di più profondo per il quale quella manifestazione ha rappresentato una sorte di miccia.
Basta bloccare le grandi opere, e con loro lo sviluppo e dunque il lavoro, chiedono a gran voce gli imprenditori. E basta con le analisi costi-benefici inaugurate dal governo, sulla Tav come su altre opere strategiche come il Terzo valico o la Gronda di Genova, che ogni giorno di più appaiono come un pretesto per dilazionare sine die le decisioni, con buona pace dei costi che già il Paese comincia a pagare per le perdite di tempo.

La prossima iniziativa in programma, dopo quella di ieri di Confindustria, sarà promossa da Confartigianato per il prossimo 13 dicembre a Milano con il significativo titolo “Quelli del sì”. “La manifestazione – si legge sul sito dell’associazione di categoria – è organizzata per dire al Governo e alle istituzioni che il futuro non si ferma, che indietro non si torna, che bisogna ascoltare la voce delle imprese e servono politiche a sostegno del mondo produttivo rappresentato per il 98% da artigiani, micro e piccoli imprenditori. Perché lo sviluppo delle imprese è lo sviluppo del Paese”.

Sullo sfondo, il confronto-scontro ormai permanente tra Lega e M5S, con la prima costretta dal contratto capestro firmato con Di Maio a fare spallucce di fronte al grido di dolore del mondo operoso e produttivo, soprattutto del Nord, da sempre suo principale punto di riferimento.

Domani, intanto, il vicepremier Di Maio – insieme a Conte e a Toninelli -, vedrà a Palazzo Chigi una delegazione dei Sì Tav torinesi. Vedremo quale sarà l’esito dell’incontro, ma le indiscrezioni parlano di un leader pentastellato tentato da una marcia indietro anche sulla Tav, dopo quella già clamorosa sulla Tap. Troppo forti, per il ministro del Lavoro, le pressioni di un mondo che, limitando il conto alle associazioni riunite ieri a Torino, dà lavoro a 13 milioni di persone.

Dunque quella che si prospetta è l’ennesima figuraccia dei Cinque stelle su uno dei loro cavalli di battaglia. Uno scenario a cui, dal reddito di cittadinanza in avanti, il Paese comincia ad abituarsi.

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