Quello che sappiamo sulla malaria fra verità e bugie

Focus

Facciamo chiarezza su come si trasmette questa malattia

Il tragico caso di cronaca della bimba di 4 anni morta di malaria sta scatenando reazioni politiche e non sui social e sulle prime pagine dei giornali. Come purtroppo sappiamo in molti stanno provando a strumentalizzare l’avvenimento per cavalcare – e giustificare- il loro razzismo, ma quali sono le cose che sappiamo con certezza su questa malattia?

Prima di tutto l’Italia è stata dichiarata come zona indenne dal pericolo della comparsa di focolai di malaria fin dal 1970. Esistono però dei casi isolati di contagio, sopratutto di persone che sono state infettate viaggiando in Paesi dove, invece, la malaria ancora è presente, come le aree tropicali dell’America del sud, dell’Africa e dell’Asia. Ecco perché il ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno mantenuto attivo un sistema di sorveglianza che prevede una continua valutazione della situazione epidemiologica. Da queste ricerche si sa che sono molto rari – meno di due l’anno – i casi di malaria autoctona, ovvero contratta sul territorio nazionale. Quindi, come giustamente ha avvertito il ministro Lorenzin “prima di esprimere qualsiasi tipo di valutazione dobbiamo capire esattamente cosa è accaduto. Ed è il motivo per il quale invito tutti alla cautela nelle dichiarazioni, che ho già letto in alcune agenzie”.

Sul caso specifico della bimba di Trento possiamo escludere con certezza, a differenza di quello che dice Tony Iwobi, responsabile federale Dipartimento Sicurezza e Immigrazione della Lega Nord, che chiudere i confini sia una scelta utile. Dalla malaria infatti, ci si contagia soltanto per casi rari e isolati: vediamo quali.

Innanzitutto, come molti viaggiatori sanno, non esiste un vaccino per questa malattia ma esiste soltanto un piano di trattamento preventivo con farmaci antimalarici che protegge dal contagio o, molto più spesso, si consiglia l’uso di insetticidi e zanzariere trattate.

Non è possibile contrarre la malattia da uomo a uomo ma la trasmissione avviene solo attraverso una puntura di una zanzara vettore. Bisogna chiarire che le nostre zanzare non possono diventare vettori, neanche se pungono una persona malata. L’unica specie di zanzara che può infettare un uomo è l’Anopheles, che non esiste in Italia se non in rarissimi casi isolati e non in colonie conosciute.

E’ anche molto difficile ipotizzare che una zanzara portatrice di malaria  possa viaggiare e soprattutto sopravvivere nel nostro clima. Se questo è successo, e è da verificare, bisognerebbe interrogarsi sui cambiamenti climatici che hanno portato ad un clima adatto per la sopravvivenza di questo particolare tipo di zanzara. Il professor Alberto Mattelli, esperto di malattie tropicali agli Spedali Civili di Brescia, tranquillizza sul fatto che “la zanzara vive come ciclo 20 giorni e non ha progenie quindi non c’è il rischio che possano esserci altre zanzare nate dal vettore”.

Altri casi già conosciuti di trasmissioni sono trasfusioni del sangue o trasmissione transplacentare, da madre a figlio.

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