L’estromissione del Pd dalle istituzioni è un segno preoccupante

Focus

Per la prima volta quello che attualmente è il secondo gruppo parlamentare in entrambe le camere non ha un questore perché estromesso dall’accordo

L’esclusione dal collegio dei questori di entrambe le camere di un parlamentare del Partito democratico costituisce un grave precedente che contrasta con la consolidata prassi sinora seguita.

Dal punto di vista della consistenza numerica dei gruppi (profilo quantitativo), ciò significa che per la prima volta quello che attualmente è il secondo gruppo parlamentare in entrambe le camere non ha un questore non per propria scelta ma perché estromesso dall’accordo tra la coalizione di centro destra ed il Movimento 5 Stelle (M5S). Finora, infatti, grazie alla regola del voto limitato, in base a cui ogni parlamentare ha solo due voti per l’elezione dei tre questori, il secondo gruppo parlamentare è stato sempre rappresentato tra i questori.

Ciò tanto più – e veniamo così al secondo profilo, per così dire qualitativo – quando il secondo gruppo parlamentare ha coinciso con la principale forza politica d’opposizione. Da questo punto di vista, dunque, il voto limitato ha impedito alla maggioranza di turno di far eleggere tutti i suoi rappresentanti. Così, dal 1994, limitandoci quindi alla c.d. seconda Repubblica, dei tre questori due sono finora sempre andati alla maggioranza di governo vincente alle elezioni (centro destra o centro sinistra che fosse) e uno all’opposizione. E quando, nel 2013, l’ingresso nella scena politica del M5S ha trasformato il sistema politico da bipolare a tripolare, al Senato il centro sinistra (che poteva contare su circa 130 senatori) nel rispetto di tale prassi parlamentare utilizzò il secondo voto per eleggere alla carica di questore la sen. Bottici del M5S, che infatti ottenne 120 voti contro i soli 53 del suo gruppo. Cortesia istituzionale allora non ricambiata giacché i senatori del M5S votarono solo per la loro candidata.

Per la prima volta nella storia repubblicana, dunque, tra i questori delle due camere potrebbe non essere eletto un rappresentante dell’opposizione e, per di più, secondo gruppo parlamentare. Certo, al momento in cui scriviamo, questa è solo un’ipotesi, giacché non è dato sapere se i tre partiti presenti nel collegio dei questori (al Senato Forza Italia, M5S e Lega; alla Camera Forza Italia, M5S e Fratelli d’Italia) saranno o no alleati di governo. Ciò nonostante, è un dato di fatto che la seconda forza politica e, se è consentito, quella con maggiore certezza destinata all’opposizione, sia stata esclusa. Il che, come detto, costituisce un grave precedente per le attribuzioni che competono ai questori, che non a caso, all’interno della Presidenza, compongono un organo ristretto (come detto il c.d. collegio dei questori).

I questori, infatti, si occupano dell’amministrazione delle rispettive camere, sovraintendendo alle relative spese e predisponendo il progetto di bilancio ed il conto consuntivo (artt. 10 reg. Camera e 10 reg. Senato). Attribuzioni di non poco rilievo, quindi, tanto più se si considera che in forza dell’autonomia e dell’indipendenza di ciascuna camera, le rispettive amministrazioni sono sottratte al controllo della Corte dei conti e, in caso di controversie, alla giurisdizione sia ordinaria che amministrativa. In assenza di tali controlli esterni, una delle principali garanzie della correttezza e della trasparenza dell’operato dei questori sta proprio nella presenza al suo interno di un esponente dell’opposizione, come finora accaduto, che possa svolgere la sua attività di ispettiva, di controllo e, se del caso, di denuncia politica.

Questa posizione di particolare rilievo della carica di questore trova peraltro particolare conferma nella recente riforma regolamentare approvata dal Senato lo scorso 20 dicembre, giacché, al contrario dei Vice-Presidenti e dei Segretari, componenti anch’essi del Consiglio di Presidenza, i questori non decadono dalla carica in caso di cambio di gruppo. Tale eccezione trova certo giustificazione nella esigenza di garanzia di continuità nella gestione della macchina amministrativa ma anche nella considerazione dei questori come soggetti chiamati a svolgere funzioni amministrative in modo indipendente e imparziale (art. 97 Cost.); indipendenza e imparzialità che certo sarebbero meglio garantite dalla presenza di un parlamentare dell’opposizione.

Le modalità d’elezione dei questori andrebbero, quindi, riviste, ad esempio riducendo da due ad uno il voto a disposizione di ciascun parlamentare; oppure, come ha fatto l’Assemblea nazionale francese lo scorso 11 ottobre, introducendo nel regolamento l’apposita previsione che nella ripartizione tra i gruppi parlamentari delle cariche della Presidenza, quella di questore (che non a caso vale di più della carica di Vicepresidente: 2,5 punti contro 2), debba essere riservata “ad un deputato appartenente ad un gruppo che si è dichiarato d’opposizione” (art. 10.7 reg. Ass. Naz.).

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