Quota 100 per gli asili: firma la petizione e investi sul futuro

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Ecco la petizione da firmare per dare un posto al nido a ogni bambina e a ogni bambino del nostro Paese

Oggi è la Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e l’adolescenza. Per non farla restare un semplice e inutile rituale, quest’anno vogliamo chiedervi di fare una cosa concreta che non costa nulla: firmare una petizione per dare un posto al nido a ogni bambina e a ogni bambino del nostro Paese.

“Quota100xgliAsili”: un posto al nido per tutte le bambine e per tutti i bambini, perché, se un Paese ha intenzione di contribuire allo sviluppo umano della sua popolazione e offrire migliori opportunità ai cittadini del futuro, dovrebbe destinare una buona parte di risorse proprio ai primi anni di vita dei bambini e precisamente ai primi mille giorni.

Tra i tanti investimenti che un Paese può fare per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini negli anni a venire, quello nell’educazione dei più piccoli è certamente il più strategico. Nella passata legislatura è stata varata una legge che stabilisce che il sistema dei servizi integrati per l’infanzia da zero a sei anni non venga più visto come un servizio sociale ma come parte integrante del percorso educativo, di cui costituisce il primo fondamentale tassello (D.Lgs. N° 65/17 sul “Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni” a norma dell’art. 1 commi 180 e 181 lettera e) della legge n° 107/15). A questo sistema sono state attribuite nuove risorse, che devono essere confermate e rafforzate. Nello stesso tempo, è necessario stabilire livelli essenziali di prestazione validi su tutto il territorio nazionale, definiti sul fabbisogno delle singole regioni, destinandovi risorse adeguate e conseguenti, nonché definire delle aree a priorità educativa nelle zone marginali del Paese, investendovi in modo mirato e diretto risorse nazionali e comunitarie destinate all’infanzia.

Purtroppo, analizzando il testo della Legge di Bilancio 2019, sono stati cancellati i bonus per il nido. L’unico intervento in favore delle famiglie è quello introdotto al fine di favorire lo sviluppo socioeconomico delle aree rurali, il cosiddetto bonus terzo figlio. Tolto questo provvedimento, nonostante il tema dei nidi fosse uno dei punti del contratto di Governo firmato da Lega e M5S, non viene fatta menzione di altre misure per incentivare le nascite, sempre più in calo nel nostro Paese (nel 2017 abbiamo raggiunto il record negativo di 7,6 nascite ogni 1.000 abitanti). Eppure il nido non è solo un sostegno alle coppie che lavorano, ma è soprattutto una forma di “investimento” sui bambini che può fornire delle carte in più a chi ha meno mezzi. È anche per questo che nel 2010  l’Europa si è data come obiettivo quello di far raggiungere agli Stati membri un’assistenza all’infanzia per almeno il 90% dei bambini tra i 3 e i 6 anni e il 33% per quelli da 0 a 3. In questo lasso di tempo l’Italia ha fatto passi notevoli: ha superato il primo obiettivo, ma è molto lontana dal raggiungere il secondo. Siamo colpevolmente indietro in questo settore: l’offerta degli asili nel nostro Paese è insufficiente e diseguale. Gli utenti dei nidi pubblici hanno raggiunto il 12-14% in media negli ultimi anni, ma se nelle aree del Nord si supera anche il 25%, regioni come Puglia, Calabria, Sicilia e Campania non raggiungono nemmeno l’obiettivo minimo con una copertura del 6%. Questa forte disparità riflette anche le differenze di sviluppo territoriale e al contempo può esserne una causa. La frequenza al nido rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro la povertà educativa e contro le diseguaglianze che da quella povertà hanno origine. Il premio Nobel per l’Economia James Heckman lo ha dimostrato chiaramente, in particolare riferendosi all’infanzia più svantaggiata, quella cioè che vive in un contesto familiare o territoriale penalizzante. Se dovessi sforare il patto con l’Europa lo farei investendo risorse sugli asili nido perché è certo che un asilo nido rende più di un bond.

Ferma restando l’importanza fondamentale della famiglia nello sviluppo del bambino, molte ricerche mostrano come la frequenza dei servizi per l’infanzia produca un effetto positivo sulle competenze cognitive e sui risultati scolastici, in particolar per i bambini di famiglie con situazioni di svantaggio e che, quindi, beneficiano di minori risorse in ambito familiare. Uno studio condotto in Italia utilizzando dati sui test Invalsi ha stimato che l’aumento dell’1% nel numero di posti negli asili nido pubblici accresce dello 0,85% (una deviazione standard) i risultati nei test in italiano nella seconda classe primaria, e aumenta dell’1,3% la probabilità che la madre lavori.

Urge intervenire subito. Prima che sia davvero tardi.

 

 

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