L’ipocrisia della Lega su Radio Padania

Focus

Se avete sentito dire convintamente da Matteo Salvini che abolizione dei contributi pubblici all’editoria è necessaria e sacrosanta, forse non sapete che Radio Padania ne ha fatto un utilizzo forsennato

Non ci sono dubbi: per prendere qualche voto in più Matteo Salvini & Co. farebbero di tutto, anche il contrario di quello che hanno fatto fino al giorno prima. Un esempio lampante? Il caso Radio Padania. Su Repubblica vengono ricostruiti tutti i dettagli di una gestione ipocrita e sconsiderata che riguarda la decennale gestione della voce della Lega in tutta Italia. E si scopre che la storia non è davvero come viene raccontata dal Capitano.

Se lo avete sentito dire convintamente che abolizione dei contributi pubblici all’editoria è necessaria e sacrosanta, forse non sapete che Radio Padania ne ha fatto un utilizzo forsennato. Non solo nel passato ma anche a gennaio di quest’anno ha infatti chiesto al Mise di poter accedere ai contributi per mandare in onda la loro propaganda.

Ma la storia comincia molto prima, già nel 2001.

Il 28 dicembre di quell’anno un parlamentare leghista- in carica c’è il governo Berlusconi – presenta una proposta di legge apparentemente innocua  che concede alle emittenti comunitarie in ambito nazionale di attivare nuovi impianti fino al raggiungimento di almeno il 60% della copertura nazionale: è una legge ad personam perché riguarda soltanto due emittenti nazionali, Radio Maria e Radio Padania. Ovviamente il proponente della legge si chiama Davide Carlo Caparini che, solo incidentalmente, è anche editore della radio leghista.

Dal giorno dopo, la Radio mennte in pratica una agguerrita strategia: utilizza varie frequenze per 90 giorni (il tempo necessario per acquisirle) poi le rivende o le scambia, fagocitando piccole frequenze locali e creando non poco imbarazzo. La maggior parte delle frequenze acquisite vengono rivendute a Lorenzo Suraci, un nome da tenere a mente.

Nel 2004 Caparini ritenta il colpo e fa approvare un emendamento che regala 1 milione di euro sempre alle stesse radio, fino a quando il Mise non si accorge del giochetto fatto negli anni precedenti e decide che i soldi ricevuti sono indebiti, semplicemente perché Radio Padania non è un emittente nazionale. Si pensa anche di chiederglieli indietro ma una sanatoria li salva da un debito che sarebbe stato davvero ingente.

All’improvviso, quindi, con Radio Padania non si fanno più soldi. Salvini se ne accorge e svende tutto al suo amico Suraci che non vede l’ora di appropriarsi si tutte quelle piccole frequenze che diventano l’attuale Radio Freccia.

Radio Padania invece, amputata di tutte le strutture e senza soldi, diventa una webradio con 8 dipendenti di cui tre giornalisti e uno stagista. Una fine ingloriosa che non ha retto alla potenza dei social (e dei soldi).

 

 

 

 

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