La maggioranza uccide Radio Radicale. A meno che…

Focus

Dopo la decisione della non ammissibilità di tutte le proposte di proroga della convenzione l’ultima speranza è nei ricorsi

Una flebile speranza per salvare Radio Radicale  è rimasta. Dopo la decisione di non ammettere  le varie proposte di proroga della convenzione il tempo però è pochissimo. In serata si  conoscerà l’esito dei ricorsi presentati da tutte le forze politiche. La palla è in mano ai presidenti della commissione Finanze della Camera Carla Ruocco e della commissione Bilancio Claudio Borghi.

Ed è proprio a loro che si è rivolto Roberto Giachetti, in collegamento dall’ospedale dove è ricoverato da ieri per le sue condizioni di salute causate dallo sciopero della sete, durante la conferenza stampa per la salvezza di Radio Radicale: “Rivolgo un appello, con fiducia e speranza, nei confronti di Carla Ruocco e Claudio Borghi perché consentano che questa fiammella rimasta accesa possa durare fino alla settimana prossima, per poi consegnare alla responsabilità politica parlamentare la decisione. E’ chiaro che la decisione che si prende oggi (alle 19, ndr) è la precondizione affinché la prossima settimana possa esserci un confronto parlamentare”.

Il deputato dem, che ha confermato di non voler interrompere la protesta finché non avrà raggiunto il risultato prefissato, ha aggiunto che qualora ci fosse “l’unanimità da parte dei gruppi, i presidenti delle due commissioni potrebbero riammettere l’emendamento”.

C’è poi, come ha ricordato il direttore Alessio Falconio, l’invito dell’Agcom a non interrompere il servizio pubblico che svolge Radio Radicale. Il direttore precisa che la radio svolge un “servizio di pubblica utilità”, come sottolineato dall’Agcom, in seguito ad una gara vinta nel 1994 e mai più indetta. Quindi la richiesta è chiara e semplice: prorogare di sei mesi la convenzione e indire una nuova gara. I rappresentanti di Radio Radicale spiegano che al momento hanno una disponibilità economica per andare avanti alcune settimane, Falconio afferma che sono in grado di pagare “gli stipendi di maggio ma non possiamo pagare quelli di giugno. Anche ipotizzando che i dipendenti lavorino gratis, ci sono dei costi della rete che non sono derogabili”.

In questi giorni gli appelli si sono susseguiti, i parlamentari del Pd stanno facendo uno sciopero della fame a staffetta, da Forza Italia, Fratelli d’Italia e da alcuni parlamentari leghisti si alza il coro per prorogare la convenzione. Emma Bonino oggi ha precisato che la “chiusura è incomprensibile, se non da un punto di vista politico. In questo governo di liberale c’è ben poco. Questo mi preoccupa”.

Nicola Zingaretti chiede di “studiare ogni tentativo possibile fino all’ultimo minuto affinché Radio Radicale non chiuda”. E aggiunge che la vicenda della Radio “è un altro segnale delle cose brutte che accadono in questo Paese”. Per Zingaretti “questi segnali di ‘distrazione’ rispetto all’esistenza del pluralismo dell’informazione si ripetono e stanno diventanti francamente troppi”.

Nessuna voce dal M5s, che vede il sottosegretario Crimi in prima fila per non rinnovare la convenzione. Luigi Di Maio che un mese fa aveva promesso di trovare una soluzione da tempo è silente sul tema. Alle 19.00 si saprà se la maggioranza vorrà salvare la radio, se permetterà una discussione parlamentare nel merito, oppure se deciderà d’imperio la fine di uno spazio di libera informazione e di servizio per i cittadini.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli