Radiografia 5 Stelle: vola nei sondaggi, ma nelle città si spacca

Focus

Da Genova alla battaglia di Parma contro Pizzarotti. Liste contrapposte e candidati scelti ovunque con pochi click. La fuga dei militanti storici

Sdraiati sui divanetti di Montecitorio i deputati 5 Stelle ostentano rilassamento e padronanza. Sorridono, scherzano, sembrano volare sui sondaggi pubblicati dal Corriere della Sera che li lanciano al 32 per cento, quasi 5 punti in più rispetto al Pd, stabilmente la prima forza politica. E però se chiedi loro di commentare alcuni dati che arrivano dai territorio – circa 2.500 attivisti in meno in venti mesi, meet up sfasciati, comunarie annullate, candidati sindaco con appena 18 clic, intere regioni – come il Friuli – completamente degrillinazzate e altre come Campania, Lazio, Sicilia e Calabria in seria difficoltà a fare le liste, si fanno muti come statue di sale.

«Il nostro obiettivo è andare al governo, Beppe Grillo è contento di come sta andando» dice Riccardo Fraccaro. Di Battista fende il Transatlantico in splendida solitudine: in mattinata ha incontrato Grillo all’hotel Forum, nessun problema, «state montando un caso che non esiste» dice. Di certo, oltre alla purga di Genova («incomprensibile, saremo puniti per questo» aveva detto Di Battista) con azzeramento di candidata sindaca, al pasionario del Movimento brucia anche il fatto, dice chi lo conosce bene, che «Beppe abbia già deciso chi sarà il premier», cioè Di Maio con cui il capo comico è stato a cena anche lunedì sera.

Un gigante con i piedi d’argilla: ecco cosa sembra il Movimento che si candida a guidare il paese se visto dalla parte del territorio, delle città e dei meet up, i primi nuclei del Movimento dove la politica è stata fisica e fedele all’uno vale uno e non solo virtuale. Il Movimento cresce nei consensi ma si spacca nella base, ribaltoni, pochi clic, scissioni, liti e il fenomeno dei meet up clone di quelli originali. Un paradosso tanto evidente quanto difficile da spiegare. O forse no. Il viaggio nel territorio slabbrato e confuso dei 5 Stelle non può che iniziare da Pa r m a dove per primi hanno rullato i tamburi della rivolta.

La cacciata – nei fatti questo è stata – del sindaco Federico Pizzarotti, ultimo moicano di una stirpe 5 Stelle emiliano-romagnola che aveva dato a Grillo le prime vere gioie politiche nel 2008 e che è stata nel tempo falcidiata, ha provocato la nascita di un nuovo movimento, una nuova lista – Effetto Parma – e la gemmazione di movimenti e liste analoghe in città che andranno al voto a giugno come Genova e La Spezia. A Parma è un cataclisma e i Cinque stelle sono addirittura divisi in tre: Amici di Beppe Grillo, la lista di Andrea d’Alessandro e l’altra che fa capo agli attivisti Nuzzo e Savani che sarebbero i preferiti dal quartier generale della Casaleggio. Una lista 5 Stelle a Parma sarà in corsa, senza dubbio. Assai incerto il seguito. L’effetto Pizzarotti è arrivato, appunto, a Genova e a La Spezia.

La clamorosa esclusione di Marika Cassimatis, che una volta vinte le comunarie è stata poi fatta fuori dal blog, avrebbe le sue radici proprio in una sospetta vicinanza della professoressa di geografia alle posizioni di Pizzarotti. Cosa nota. Inspiegabile che se ne siano accorti solo dopo. Ma a Genova, la città del Capo politico del Movimento, adesso i 5 Stelle potrebbero essere in seria difficoltà. Il prescelto candidato sindaco nonchè tenore Luca Pirondini, comandato dall’alto a urne chiuse, rischia di trovarsi con pochi consensi visto che avrà contro un altro ex 5 Stelle storico Paolo Putti che ha dato vita a Effetto Genova e che potrebbe portarsi dietro, adesso, la mozione Cassimatis con un’ottantina di arrivisti e il programma già pronto. La Spezia a 5 Stelle ha votato il suo candidato sindaco (Donatella Del Turco) con ben 29 voti su 43 votanti in una città di 94 mila abitanti.

Possiamo immaginare che potrebbe avere più seguito il candidato di Effetto La Spezia, «non solo in contrapposizione al movimento ma come una sua naturale evoluzione ». Un salto al sud, in una grande città come Palermo e in una regione, la Sicilia, dove nel 2013 i 5 Stelle ottennero il primo vero successo politico diventando il primo partito dell’isola. Doveva essere una corsa già vinta. Una guerra interna di dossier – simile a quella in Campidoglio – e l’inchiesta della magistratura sulle firme false alla passate comunali, ha frantumato il fronte. I 5 Stelle hanno un candidato sindaco (Ugo Forello, di Addio Pizzo) che ha vinto in pratica senza concorrenti.

Eppure erano partiti in dieci. «Forello non è il candidato del Movimento» ha sentenziato Riccardo Nuti, deputato indagato per le firme false, leader storico in città. È espulso dal Movimento (con Claudia Mannino e Giulia Di Vita) ma alla Camera continua a sedere nei banchi del Movimento. Palermo a 5 Stelle «è spaccata almeno in quattro». Dal sud al nord. In Veneto due dei sindaci pionieri dei Cinque Stelle, Alvise Maniero a Mira(Ve) e Roberto Castiglion a Serego(Vi), entrambi in scadenza del primo mandato, non hanno ancora deciso se ricandidarsi. Dopo cinque anni, segnali di difficoltà. A Verona è stato candidato sindaco Alessandro Gennari grazie a 85 voti su 226 clic in una città che conta 260 mila abitanti. A Cuneosono bastati 19 voti per candidare Manuele Isoardi (su un totale di 38 clic).

A Frosinone Christian Bellincampi ne ha presi 18 e a Monza la prescelta Doride Falduto (20 voti) ha preferito abdicare in favore del secondo Danilo Sindoni, uomo tv ed esperto di start up, che di voti ne ha presi ben 17. Grillo vuole mettere mani ai meet up, ridurli a uno per città per evitare guai e scissioni, liti e guerre interne. Le cellule originarie del Movimento sembrano stanche e funzionali soprattutto alle elezioni per la corsa alle poltrone. Non esattamente collettori di energie e consenso.

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