Raggi commissariata da Grillo: ridimensionato il ruolo dei suoi fedelissimi

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La decisione arriva dopo cinque ore di vertice pomeridiano a Palazzo Valentini

L’arresto di Raffaele Marra si trasforma in uno tsunami, quasi annunciato, per la Giunta capitolina targata Movimento 5 Stelle. Davide Casaleggio e Beppe Grillo erano già pronti a prendere le distanze da Virginia Raggi, sospendendo o pretendendo l’autosospensione della sindaca di Roma con un post già pronto e solo da pubblicare sul blog pentastellato.

Poi la decisione di attendere se e quali ricadute sulla persona della prima cittadina possa avere l’inchiesta, che ha portato in manette il suo fedelissimo.Unico modo per salvarsi da parte della sindaca dopo le pressioni interne ed esterne alla sua Giunta la rinuncia al ‘Raggio magico’.

La decisione arriva dopo cinque ore di vertice pomeridiano al termine del quale salta la testa di Salvatore Romeo e viene ridimensionato anche Daniele Frongia. raggiPer spiegare le decisioni Raggi si affida ad un post su Facebook: “Dopo un confronto con il garante Beppe Grillo abbiamo stabilito di dare un segno di cambiamento”, spiega la sindaca in un comunicato dove si specifica che “Daniele Frongia ha deciso di rinunciare al ruolo di vicesindaco mantenendo le deleghe alle Politiche giovanili e allo Sport. Contestualmente Salvatore Romeo ha deciso di dimettersi dall’incarico di capo della Segreteria politica”.

In contemporanea arriva anche la benedizione del capo politico pentastellato Beppe Grillo, che in mattinata all’alba aveva lasciato la Capitale per Genova dopo una riunione fiume con alcuni rappresentanti di spicco del M5S come Roberto Fico e le romane Roberta Lombardi e Paola Taverna alle quali le scuse di Raggi non erano bastate. “Roma va avanti con Virginia Raggi sindaco del MoVimento 5 Stelle”, dice Grillo a chiare lettere sul blog. “Sono stati fatti degli errori che Virginia ha riconosciuto: si è fidata delle persone più sbagliate del mondo. Da oggi si cambia marcia. Bisogna riparare agli errori fatti per fugare ogni dubbio. L’attività fatta da persone che si sono dimostrate inaffidabili sarà attentamente vagliata e opportunamente annullata o riesaminata da cima a fondo”, assicura. Delle due strade che il Movimento aveva davanti, lasciare la Raggi al suo destino togliendole il simbolo o difenderla fino alla fine optando per una strategia d’attacco, i vertici nazionali scelgono la seconda chiamando il popolo grillino a fare quadrato. “Combatteremo con le unghie e con i denti perchè Roma cambi, ma in un ambiente così corrotto e marcio dobbiamo aspettarci di tutto – dichiara infatti ancora Grillo – A breve definiremo un codice etico che regola il comportamento degli eletti del MoVimento 5 Stelle in caso di procedimenti giudiziari”. “Ci stanno combattendo con tutte le armi comprese le denunce facili che comunque comportano atti dovuti come l’iscrizione nel registro degli indagati o gli avvisi di garanzia. Nessuno pensi di poterci fermare così. Mettiamo la barra a dritta e avanti tutta”, la sua conclusione.

Immediata il commento del Pd, attraverso le parole di Matteo Orfini che dice: “Parlavano di trasparenza e onestà. E ora Grillo e la Raggi pensano di risolvere la crisi con un rimpasto. Ridicolo”. Arriva una nota anche di Michela Di Biase, Capogruppo Pd in Campidoglio: “Nonostante tutto, noi non abbiamo chiesto le dimissioni (della Raggi n.d.r). Noi non siamo come loro. Non lo abbiamo fatto perché abbiamo un bilancio da approvare entro il 31 dicembre. E il bene di Roma viene prima di tutto. Vorremmo lo dimostrassero anche i 5S invece di venerare il movimento, invece di fare i caudatari di Grillo, invece di darci prova, ogni giorno, del moralismo d’accatto in cui primeggiano”.

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