Inizia il processo a Raggi, ma lei non c’è. Il Comune non si costituisce parte civile

Focus

Dopo la richiesta di rito abbreviato, al via la prima udienza del processo che vede imputata la sindaca per falso 

È iniziata la prima udienza del processo che vede imputata Virginia Raggi – dopo la richiesta di rito abbreviato – per falso nella vicenda della nomina a capo della Direzione Turismo di Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del personale e braccio destro della prima cittadina, arrestato nel dicembre 2016 con l’accusa di corruzione.

Il Comune, inoltre, non si è costituito parte civile nel procedimento penale: un fatto gravissimo, mai visto prima. Se la sindaca verrà giudicata colpevole avrà di conseguenza causato danni alle casse comunali, per questo di solito le amministrazioni pubbliche in casi come questo si costituiscono parte civile nel processo. E invece l’assemblea capitolina a larghissima maggioranza aveva deciso per il no.

Raggi e l'”affare Marra”

Il rinvio a giudizio era stato deciso dalla Procura di Roma lo scorso settembre, dopo la scoperta della balla raccontata dalla sindaca all’Autorità anticorruzione, che a seguito della nomina del fratello di Marra – al quale nel frattempo era stato aumentato lo stipendio – aveva sollevato dubbi su un possibile conflitto di interessi. La prima cittadina, probabilmente per proteggere il suo braccio destro, si era accollata la responsabilità dell’aumento di grado (e di stipendio), salvo poi essere clamorosamente smentita da una chat di Telegram, intercettata dai pm romani, in cui scriveva a Raffaele Marra: “Questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire”.

Una vicenda da cui sono originati altri guai per la giunta “vetrina” dei grillini, visto che fu proprio in seguito al “caso Marra” che Luca Lanzalone – oggi ai domiciliari per la vicenda stadio, accusato di una liaison criminale con l’imprenditore Luca Parnasi – fu chiamato, sponsorizzato da Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, con il placet di Luigi Di Maio, a fare da “badante” alla sindaca. Praticamente come cadere dalla padella alla brace.

Le crepe nel Movimento

Una storia che ha scosso e continua a scuotere il Movimento dalle fondamenta, tanto da poter parlare simbolicamente di un doppio processo a cui sarà sottoposta la prima cittadina della Capitale: quello giudiziario e, accanto, quello politico, con quest’ultimo in realtà già in fase avanzata.

L’ultima puntata della resa dei conti fra le varie anime dei Cinquestelle – simboleggiate per brevità tra i pro e i contro Virginia -, c’è stata ieri, con la riunione del gruppo grillino al Campidoglio. L’incontro si è concluso con una apparente concordia e la nomina del nuovo capogruppo in sostituzione di Paolo Ferrara (pure lui finito nel brogliaccio sullo stadio della Roma). Ma l’unità è apparsa solo di facciata, dal momento che a essere indicato portavoce del gruppo M5S al Campidoglio è stato Giuliano Pacetti, il responsabile della figuraccia sulla via da intitolare ad Almirante, con i Cinquestelle che hanno appoggiato la mozione di FdI all’insaputa della sindaca.

A confermare l’impressione di una spaccatura andata già ben oltre la semplice lesione, la decisione di affiancare Pacetti con un comitato di cinque membri, a detta consiglieri “per prevenire incidenti di percorso”.

Fatto sta che il terremoto all’interno della giunta romana appare solo all’inizio, e visto che il primo sponsor di Virginia risponde al nome di Luigi Di Maio, promette di arrivare fino ai massimi vertici del Movimento.

Gli scenari

Gli scenari che si aprono sono sul tavolo, e arrivano fino a una possibile condanna (per la sentenza bisognerà comunque attendere molte settimane). In questo caso, per evitare le dimissioni imposte dallo statuto del Movimento, e un voto anticipato che rischierebbe di essere un bagno di sangue, l’escamotage potrebbe essere quello di ritirare il simbolo.

Di fatto, Virginia Raggi è diventata un possibile parafulmine delle tante contraddizioni grilline. Pare un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro: ministri, rivali romani.

Il tutto mentre Roma è abbandonata a un degrado fatto di erbacce, spazzatura e trasporti al collasso, con i suoi cittadini ormai costretti ogni giorno, come nel romanzo di Dickens, a fare i conti con il crollo delle grandi speranze degli inizi.

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