Raggi aspetta la sentenza. Se condannata se ne andrà

Focus

Oggi la parola passa alla difesa e poi la sentenza attesa nel pomeriggio

E’ arrivato il giorno tanto atteso, quello in cui i giudici dovranno decidere se Virginia Raggi ha commesso ‘falso’. Questa mattina alle 11, il processo che vede imputata la sindaca per la nomina di Renato Marra al dipartimento Turismo del Comune, riprenderà il suo corso e si concluderà: sarà la difesa della sindaca a parlare e subito dopo il giudice Roberto Ranazzi andrà in camera di consiglio per decidere la sentenza che sarà emessa in giornata.

La procura ha chiesto per Virginia Raggi 10 mesi per falso.

Secondo l’impianto accusatorio nella nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo, il fratello Raffaele “ci ha messo una manina ma la sindaca sapeva”. Secondo la Procura, nella comunicazione alla rappresentante dell’Anticorruzione in Campidoglio, Maria Rosa Turchi, in merito ai rilievi Anac sulla nomina di Marra senior, Raggi “mentì” perché se avesse detto che quella promozione era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un’inchiesta e “in base al codice etico allora vigente negli M5S, avrebbe dovuto dimettersi”.

Una interpretazione, però, respinta dalla stessa sindaca che, in una dichiarazione spontanea, ha precisato che “negli atti normativi del movimento nella prassi applicativa l’espulsione non è mai stata applicata, sia Nogarin che Pizzarotti, indagati, non furono espulsi. Pizzarotti fu sospeso perché omise di comunicare che era stato iscritto nel registro”.

Nel corso della requisitoria i pm si sono soffermati sulla figura di Marra. “Non era come gli altri 25 mila dipendenti comunali” e “andava protetto perché era ‘uomo-macchina’ e fondamentale per la nuova amministrazione perché a conoscenza di tutte le difficoltà”, ha sostenuto l’accusa. In altri termini “senza di lui non si poteva andare avanti”. Per quanto riguarda la Raggi, invece, “ci sono elementi chiari, univoci e concordanti per sostenere che fosse assolutamente consapevole del ruolo in concreto svolto da Marra nella nomina del fratello: non era un ruolo compilativo o di chi ha meramente eseguito in modo pedissequo quanto deciso dalla sindaca”.

L’udienza si era aperta con l’audizione dell’ex capo di gabinetto, Carla Raineri, dalle cui denunce è nato anche il procedimento sulla Raggi. Il magistrato, dimessosi il primo settembre del 2016, ha descritto come primario il ruolo di Marra nell’amministrazione. “Era il consigliere privilegiato del sindaco”, ha detto Raineri. Lui e Romeo, quest’ultimo ex capo della segreteria politica di Raggi “si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato”. E ancora: “stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin”.

Una ricostruzione definita dalla Raggi come surreale. Oggi la parola passa alla difesa e poi la sentenza attesa nel pomeriggio.

Secondo la ricostruzioni giornalistiche per la Raggi in caso di condanna non ci sarebbero piani B: l’unica alternativa sarebbe quella di andarsene e molto velocemente. Una possibilità che viene vista addirittura come una liberazione visto la difficoltà della sindaca nell’amministrare la città, certificata dal degrado che si vede in giro. Se invece la sentenza le desse ragione, se la caverebbe con un piccolo rimpasto di giunta e andrebbe avanti. Sempre che il terremoto non arrivasse domenica, il giorno che in molti vedono come il vero giudizio: l’appuntamento con il referendum su Atac che mai come oggi acquisisce un valore fondamentale per dare un segnale all’amministratore grillino.

 

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