Zingaretti: “Noi non seguiamo il loro sciacallaggio”

Focus

I casi che hanno animato lo scontro in seno alla maggioranza sono diversi. a reazione del Partito democratico nel segno del garantismo

I casi politici del giorno sono stati l’indagine sul leghista Armando Siri e gli audio di Virginia Raggi pubblicati da L’Espresso. Le due vicende hanno portato a richieste di dimissioni incrociate da parte dei due partiti di governo.

Il Pd da parte sua ha tenuto un profilo diverso, non cavalcando le vicende giudiziarie, ma comunque sollevando le implicazioni politiche. La linea dettata dal segretario Zingaretti è chiara: “Si tratta di fatti gravi ma noi oggi non andremo a Palermo o sotto Palazzo Chigi a fare comizi da sciacallo”. Ma naturalmente il Pd chiede chiarezza e con il vicesegretario Andrea Orlando chiede a Conte di riferire in aula sul caso Siri: “Sulla vicenda Siri il Presidente Conte riferisca urgentemente in Parlamento”.

Il capogruppo dem al Senato Marcucci ricorda a Salvini che “la presunzione di innocenza vale per tutti, sia per la presidente dell’Umbria  Catiuscia Marini che per il suo sottosegretario Armando Siri”, mentre va più duro Ettore Rosato: “Il Salvini che non fa dimettere il sottosegretario Siri accusato di aver intascato una tangente, è lo stesso che ieri era in Umbria a fare una lezione urlata sull’etica? Nessuno è colpevole fino a condanna ma attenzione alle patenti di purezza. Tanto più se si appartiene a un
partito che ha fatto sparire 49 milioni di finanziamento pubblico. Vero Salvini?”.

Diversa la questione Raggi. Gli audio pubblicati da l’Espresso mostrano che la sindaca ha fatto pressioni insistenti su l’ex presidente e ad dell’Ama Lorenzo Bagnacani per modificare il bilancio. Bagnacani che non avendo accontentato la sindaca è stato immediatamente licenziato.

Sul caso Raggi in molti esponenti dem hanno chiesto le dimissioni. Luciano Nobili accusa la Raggi di non voler amministratori capaci e indipendenti: “Ora sappiamo perché la Raggi ha cacciato Rettighieri da Atac e Fortini da Ama. Perché non vuole amministratori capaci e indipendenti, ma servi che eseguano gli ordini dei suoi uomini, anche se intervengono sui bilanci di un’azienda già nei guai come quella dei rifiuti di Roma. Ora basta: è giunta l’ora di cacciare lei. La Raggi prenda atto del fallimento e si dimetta. Liberiamo Roma da questi incapaci”. I consiglieri dem in Campidoglio hanno occupato l’aula chiedendo le dimissioni della sindaca. Sulla stessa linea il segretario dem laziale Bruno Astorre: “La capitale d’Italia è allo sbando. Il presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito è agli arresti da circa un mese e non ha ancora rassegnato le dimissioni risultando ancora in carica. Assistiamo ad un immobilismo della Giunta Raggi che sta uccidendo la città, ferma da ogni punto di vista. Ora emergono anche rivelazioni devastanti su presunte pressioni del Sindaco Raggi sulla vicenda Ama. Siamo preoccupati per il futuro della Capitale d’Italia, così non si può andare avanti”.

Ironico invece il commento di Paolo Gentiloni che su Twitter prendendo spunto dagli audio scrive: “#Lunapiatta #Raggiverdi #Tramonti romani”.

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