Spartizione in stile Prima Repubblica

Focus

Da Ferrovie a Anas, per non parlare di Rai i leader di M5s e Lega stanno decidendo le caselle di prestigio delle società pubbliche

Quanto si sta vedendo in questi giorni ha del paradossale. Quello che si autodefiniva Governo del cambiamento sta attuando una politica di spartizione delle poltrone in stile Prima Repubblica. Da Ferrovie a Anas, per non parlare di Rai i leader di M5s e Lega stanno decidendo le caselle di prestigio delle società pubbliche.

L’azzeramento del cda di Fs

E così il ministro Toninelli ieri con un post Facebook ha deciso la decadenza dell’intero cda di Fs. Al momento come afferma Graziano Delrio intervistato dal Corriere non c’è alcun atto, ma il governo dovrebbe procedere in quel senso. Motivo della decisione? Fermare la fusione in atto tra Fs e Anas, un matrimonio che aiuterebbe come dice Delrio “l’intermodalità treno-gomma. E lo spostamento delle merci su ferro che comporta un mutamento dei piani di chi gestisce le strade”. Ma c’è di più perché il gruppo Fs-Anas “può sviluppare 100 miliardi di investimenti in dieci anni ha un biglietto da visita più convincente quando si presenta all’estero e può autofinanziarsi”. Così come un passo indietro peserebbe sulle casse dello stato, perché c’è una questione di debito pubblico per quanto riguarda Anas e “con l’operazione – sottolinea Delrio – si sottraevano Anas e i suoi investimenti al perimetro pubblico”. Dunque una marcia indietro ideologica e portata avanti per una logica spartitoria.

Le nomine Rai

Altra partita e altra spartizione è quella che si sta giocando sulla Rai. Sono lontani i tempi in cui il M5s urlava “fuori i partiti dalla Rai”. Oggi Lega e M5s ci vogliono stare dentro e occupare tutti i posti a disposizione. Secondo le indiscrezioni riportate su tutti i giornali Di Maio e Salvini starebbero decidendo l’intero organigramma Rai. Direttori di rete, di tg, conduttori, trasmissioni di intrattenimento popolare. Un’operazione volta ad occupare militarmente il servizio pubblico in modo da garantirsi una trainata in vista delle Europee del 2019. Una spartizione da Prima Repubblica, anzi se è possibile peggiore perché in quegli anni una rete veniva lasciata all’opposizione. E per fortuna che professavano una Rai libera e non occupata dai partiti, altrimenti ci saremmo trovati i ministri alla conduzione dei programmi d’intrattenimento.

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