Caso Foa, bocciato il doppio incarico. È guerra Lega-M5S

Focus

Passa in commissione di Vigilanza la risoluzione contro la doppia presidenza di Foa. Il Pd: “La Rai ostaggio di Salvini e Di Maio”

Con l’ultimo psicodramma consumato nella maggioranza, questa volta sulla Rai, si conferma l’impressione che M5S e Lega siano ormai alla ricerca quotidiana del casus belli per per una crisi di governo, in un crescendo di dispetti e dispettucci da far impallidire l’asilo Mariuccia.

Ma andiamo con ordine. Questi i fatti: la commissione di Vigilanza Rai ha votato questa mattina, con il sì del Pd, una risoluzione presentata dal Movimento Cinque stelle contro il doppio incarico di Marcello Foa, attualmente presidente sia della Rai che di RaiCom (con il beneplacito di Salvini).

 

Una vicenda denunciata per primo dal Pd con la consigliera in quota opposizione nel Cda, Rita Borioni, che già qualche mese fa all’atto del voto su Foa aveva abbandonato il consiglio d’amministrazione. Una circostanza di cui, dalle parti del M5S, si sono accorti solo poco prima del voto per le Europee, allorché i deputati Di Nicola e Paragone, facendo propria la posizione del Pd, hanno chiesto a Foa un passo indietro da RaiCom.

Una “zeppa” nella scarpa di un fedelissimo di Salvini nel pieno dei litigi tra gialli e verdi, ad alimentare il sospetto che anche la Rai, così come tutti i dossier più importanti, venga usata come arma di ricatto dei tira e molla tra gli azionisti di maggioranza.
A scatenare l’ultimo tsunami pare sia stato il sì dei leghisti al salvataggio di Radio Radicale, ma ormai tutto è potenzialmente un pretesto, a maggior ragione dopo i numeri del voto europeo.

 

A chi ha provato a leggere nel voto di stamattina una sorta di inciucio tra Pd e M5s, il Partito democratico ha risposto con una dura nota in cui ha parlato del voto di oggi come della “dimostrazione che la più grande azienda culturale del Paese è ostaggio di Lega e M5S, che la stanno occupando ‘militarmente’”.
“È fuori luogo l’ipocrisia di Di Maio – ha continuato il Pd nella nota – che da finto puro parla di ‘politica fuori dalla Rai’. Tutto questo avviene dopo che il partito di Di Maio ha brigato con la Lega per le nomine delle direzioni e dopo che hanno colonizzato le testate”.

E in effetti appaiono sospette le dichiarazioni incrociate dei due vicepremier, che proprio sulla Rai si sono oggi cimentati, ognuno a suo modo, nella parte che preferiscono in commedia, quella dell’attacco alla “casta”.
Di Maio ha rivendicato il voto contro Foa parlando di “carrozzone da prima Repubblica” e invocando la riforma in salsa pentastellata che prevedrebbe la nomina per estrazione dei membri del Cda (in barba ai curricula), mentre Salvini ha tuonato contro “i megastipendi” e ha invocato “il licenziamento di chi non fa assolutamente nulla”.
Non una parola, però, sulla spartizione militare che i due hanno fatto di reti e testate, perfettamente d’accordo su tutto (Foa compreso) fino all’altro ieri.

 

La Rai ha diramato una nota in cui ha fatto sapere di “prendere atto con rispetto del voto espresso in commissione di Vigilanza sulla nomina di Marcello Foa alla presidenza di RaiCom. I vertici aziendali, convinti della correttezza del proprio operato, effettueranno tutte le valutazioni conseguenti nel prossimo consiglio di amministrazione”.

E staremo a vedere se in Cda i Cinquestelle manterranno il punto e faranno votare ai propri consiglieri per la rinuncia di Foa al doppio incarico, o se nel frattempo non spunterà un’altra merce di scambio.
Fatto sta che Foa, a conferma del fatto che l’osso è troppo succulento, ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di mollare.

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