Come funziona la “sfiducia costruttiva” con la quale Sánchez ha spodestato Rajoy

Focus

La Costituzione spagnola prevede che in caso di mozione di questo tipo contro il premier si preveda un altro nome per il governo

Una fase politica nuova per la Spagna. È quella iniziata oggi con la mozione di sfiducia presentata dal Partito socialista nei confronti del governo guidato dall’ormai ex premier Mariano Rajoy e passata con 180 voti a favore, 169 contrari e un’astensione. Finisce così l’avventura dell’esecutivo del leader del Pp, che si è rifiutato fino alla fine di dimettersi dal governo, dopo una settimana politica convulsa.

Al suo posto, al Palazzo della Moncloa, andrà Pedro Sánchez secondo quanto previsto da una pratica prevista dalla Costituzione spagnola, la cosiddetta “sfiducia costruttiva” che oltre alle dimissioni del premier attuale contempla obbligatoriamente la nomina del leader del Psoe a capo del governo.

Cosa prevede la sfiducia costruttiva

La “sfiducia costruttiva” è una prassi prevista dalla Costituzione spagnola. Secondo l’articolo 113 della Carta costituzionale, la Camera dei deputati può presentare una mozione di sfiducia – proposta da almeno un decimo del Parlamento – nei confronti del presidente del Consiglio, ma questa deve essere accompagnata dall’indicazione di un nuovo premier che, in caso di approvazione della mozione, formerà e guiderà un nuovo esecutivo. Al contrario, se Rajoy si fosse dimesso prima del voto avrebbe impedito la nomina automatica di Sánchez, e il capo del governo sarebbe rimasto in carica per gli affari correnti fino all’investitura di un nuovo premier. Essendo stato sfiduciato, Rajoy dovrà ora immediatamente presentare le proprie dimissioni al re Felipe VI il quale nominerà Sánchez nuovo capo del governo.

Lo scandalo Gürtel

Le accuse contro il Pp di Rajoy sono pesantissime: il partito della destra moderata è stato travolto dallo scandalo del caso Gürtel, l’inchiesta iniziata nel 2009 e che ha portato per la prima volta nella storia spagnola alla condanna di un partito politico per corruzione.

Tra i protagonisti dello scandalo è Luis Bárcenas: l’ex tesoriere del partito aveva accumulato negli anni (a partire addirittura dal 1989) decine di milioni di euro in conti in Svizzera. Condannato a 33 anni e quattro mesi, Bárcenas è attualmente in carcere come misura precauzionale dopo la sentenza del 24 maggio. Ma non si tratta dell’unico coinvolto nella vicenda che ha travolto decine di rappresentanti del Pp. In particolare, secondo i giudici, oltre a Bárcenas a dirigere la rete c’era Francisco Correa, mente dell’organizzazione, condannato a 51 anni. Il partito, giudicato beneficiario di un sistema di corruzione istituzionale, è stato condannato a restituire 245mila euro.

Tutti contro Rajoy

Contro Rajoy hanno votato praticamente tutti, anche chi, come il Pnv, lo sosteneva in Parlamento fino a qualche giorno fa. Oltre ai cinque nazionalisti baschi, hanno votato a favore della mozione di sfiducia tutti gli 85 deputati del Psoe, i 71 esponenti di Podemos, i 17 separatisti catalani e i due parlamentari baschi di Bildu.

Sánchez il “sopravvissuto”

La giornata di oggi rappresenta una grande rivincita per Sánchez e per il Psoe che circa due anni fa stava attraversando una crisi politica profonda. La riscossa del leader 46enne è iniziata a maggio del 2017 con la vittoria delle primarie che lo hanno riconfermato alla guida del partito. Sánchez “il sopravvissuto inaspettato”, come lo ha definito la giornalista del País Elsa García De Blas, “in poco più di un anno – si legge – ha riconquistato il Psoe e raggiunto la Moncloa”. Sánchez è il primo presidente del Consiglio della Spagna democratica a non essere anche deputato. Ed è questa, scrive la giornalista, “la cicatrice più evidente delle ferite che hanno spaccato in due il Partito socialista due anni fa per la governabilità del Paese”.

“Oggi vince la democrazia” ha commentato oggi Sánchez: “Si apre una nuova pagina per la politica spagnola” ha aggiunto il nuovo premier che si è inoltre detto disposto a convocare nuove elezioni anche se al momento non ha comunicato una data per un eventuale ritorno alle urne. Ma sarà anche una fase complicatissima per lui che in Parlamento non ha una maggioranza salda a sostenerlo. E sul tavolo, tra i prossimi impegni, c’è uno dei temi caldi e più difficili per il Paese, la questione catalana.

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