La vera storia del ragazzo di colore e il nostro social razzismo

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Venti righe di post: 120 mila like e oltre 75 mila condivisioni. Peccato che la notizia fosse falsa e non verificata da nessuno

Una storia non importa che sia vera o falso, verificata o totalmente inventata: acquista veridicità nel momento in cui diventa virale. Abbiamo assistito a tantissime fake news diventate notizie reali sui social, e questa è solo l’ultima in ordine di tempo. La storia è semplice: un post, un cittadino comune che scrive, s’indigna e manda in rete. E la rete abbocca.

La bufala razzista

Un utente racconta ciò che vede davanti ai suoi occhi. C’è un ragazzo di colore, ben vestito e con un cellulare di ultima generazione. Dormicchia sul treno Frecciarossa partito da Termini e che arriva a Milano e al momento di favorire il biglietto al capotreno, tituba e tira fuori solo un biglietto di un treno regionale (del costo di circa 4 euro). Non parla italiano e neanche inglese, per questo ha difficoltà a farsi capire e a capire cosa gli dicono.

Il post su Facebook (che ora non è più visibile, ma esistono screenshot a imperitura memoria come testimonianza) si lancia in commenti implacabili del tipo “questo è l’esempio lampante della totale assenza di certezza della pena che il nostro Paese ha regalato a queste persone che non sono più disponibile a chiamare ‘rifugiati’. Poi il riferimento ai fatti di Macerata, che non c’entrano niente in questo caso, ma fanno sempre scalpore (“Pamela è stata barbarizzata, vilipesa da gente che senza diritto e senza motivo ha varcato l’uscio di casa nostra”). Poi la chiusa: “Parlano di integrazione. Di comprensione. Di accoglienza. Ci prendono per il culo e noi li tolleriamo”.

Venti righe di post: 120 mila like e oltre 75 mila condivisioni.

La smentita di Trenitalia

Tutti le persone che hanno letto e condivido quel post, hanno deciso che quella notizia fosse vera e, senza neanche verificare, hanno giudicato e trovato il colpevole. La realtà però era diversa.

Contattato dalla redazione di Giornalettismo, l’ufficio stampa di Trenitalia ha fornito la versione ufficiale, e non combacia. Il ragazzo, il biglietto ce l’aveva, aveva solo sbagliato posto. Il documento firmato dalla capotreno – pubblico ufficiale – è un rapporto giurato, un documento che attesta “la realtà dei fatti”.

“Effettivamente – spiegano dall’ufficio stampa di Trenitalia -, il ragazzo, alla presenza di diverse persone all’interno del vagone, non è stato in grado di comunicare in italiano con la capotreno e il suo inglese era piuttosto stentato. Inoltre, non era fornito di documento di identità e aveva effettivamente mostrato in un primo momento un biglietto per una tratta diversa”. “Tuttavia – proseguono -, la capotreno, essendosi accorta che la scena destava curiosità tra i passeggeri, ha portato il ragazzo fuori dal vagone per estendere il suo rapporto. In quel momento, si è resa conto che il passeggero aveva estratto il biglietto corretto e valido proprio per quella tratta: un ticket di tariffa standard per il Frecciarossa 9608. Semplicemente, aveva sbagliato posto. Chiarito il malinteso, il ragazzo è stato regolarmente accompagnato nella carrozza e nel posto corrispondente al suo biglietto”.

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