Il razzismo che striscia senza dichiararsi

Focus

La china è di quelle imprevedibili che fomenta ogni devianza in attesa di ulteriori derive

Per Salvini il razzismo è un’invenzione della sinistra. Convinzione abbracciata – nei fatti e nei silenzi – anche da quel grillismo inquinante che mina le basi della democrazia.

Da quindici anni lavoro in una grande azienda agroalimentare che vive grazie ai suoi tanti lavoratori stranieri. Gli unici, nonostante la regolarità dell’impresa sia in termini di sicurezza che contrattuali, che per decenni si sono resi disponibili ad un certo tipo di mestieri. In cui è richiesta una semplice disponibilità al lavoro con la possibilità di una crescita riconosciuta a prescindere dalla provenienza.

La civiltà, si sa, passa da una visione laica dell’altro. Nel rispetto costituzionale e morale delle differenze pur in una situazione da caccia all’untore. Con il rifiuto della diversità quale sfogo delle proprie, personali frustrazioni, tipiche di una società indebolita dal bombardamento culturale di questi anni. Dove con disinvoltura si legittimano i casi di “tiro al bersaglio” come effetto di un malanimo popolare e non dell’imbarbarimento creato ad arte per distrarre ed aggregare in massa. Esercitato su un popolo concentrato sul vittimismo di stato e su una superiorità, ormai, praticamente di razza.

La china, dunque, è di quelle imprevedibili che fomenta ogni devianza in attesa di ulteriori derive. Priva di indignazioni ma con il compiacimento per una giustizia finalmente giusta perché risponde alle esagitazioni da semplicità quotidiana. Elaborate sulla qualità culturale della propria esistenza senza risposte effettive che vengano da chi si è sempre manifestato come tutore dei diritti.

Nel mio personale vissuto c’è, però, un dato essenziale che unisce le differenze. Quello di un lavoro che è il comune denominatore tra soggetti fisiologicamente diversi per esperienze, origini ma non per aspettative. Ma quando viene mistificato da provvedimenti che nel segno della “dignità” precarizzano concettualmente, viene meno lo strumento su cui costruire, insieme ad altro, le aperture necessarie a dirci dimensione civile nelle relazioni e nell’attenzione da riporre sull’individuo. Infilandoci nell’istinto tuttugualista che “legalizza” le reazioni più scomposte di un popolo che se un tempo doveva andare avanti, ora si rallegra della sua costante regressione.

Dal 4 dicembre 2016 è così, il resto è solo una conseguenza. Con l’immarcescibile razzismo che striscia senza dichiararsi, com’è nelle corde di una fase pericolosa come chi la sostiene. Non solo Salvini.

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