Con il RdC 100mila disoccupati senza sussidio

Focus

Imprese e sindacati chiedono al governo di cambiare direzione: a rischio il welfare per migliaia di disoccupati

Almeno 100mila disoccupati potrebbero perdere l’assegno di ricollocazione. È questa una delle conseguenze derivanti dal reddito di cittadinanza. Dal scorso 29 gennaio, per effetto del decreto, i lavoratori in Naspi da almeno 4 mesi non potranno più beneficiare lo strumento di politica attiva introdotto dal Jobs act, nel 2015. Soltanto chi avrà il reddito di cittadinanza, infatti, potrà usufruirne.
L’assegno di ricollocazione, è giusto ricordarlo, è un voucher “premio” che viene destinato ai centri per l’impiego (o agenzie private) nel momento in cui queste riescono a ri-collocare un disoccupato nel mondo del lavoro. Il suo valore va da 250 a 5mila euro (in base al profilo del lavoratore) ed è un incentivo decisamente utile per il reinserimento di coloro che hanno perso un lavoro.

Gli esperti – secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore – stimano in 100mila persone la platea di soggetti esclusi, tanto che imprese e sindacati hanno chiesto con forza al governo di cambiare direzione. Insomma, un duro colpo alle politiche attive messe in piedi dai precedenti governi.

Ma v’è di più. L’altro cavallo di battaglia del duo gialloverde, quota 100, potrebbe addirittura comportare la perdita della Naspi, l’indennità di disoccupazione riconosciuta a chi perde il lavoro.

Sul decreto 22/2015 che disciplina l’indennità di disoccupazione, si legge infatti che l’importante strumento di welfare si perde al compimento dei 67 anni di età (se il lavoratore ha maturato 20 anni di contributi) oppure al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contribuzione (uno in meno per le donne). Insomma, la Naspi si perde quando il disoccupato acquisisce il diritto alla pensione, sia se di vecchiaia che anticipata.
E anche in questo caso sono migliaia le persone coinvolte che attendono chiarimenti dall’Inps e Ministero del Lavoro. Si vedrà. Nel frattempo in Parlamento potrebbero anche arrivare emendamenti al decreto legge che è attualmente all’esame della Commissione lavoro al Senato, il cosiddetto decretone contenente il reddito di cittadinanza, quota 100 ed altri provvedimenti sulle pensioni.

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