“Io c’ero. Fuori onda negava che c’entrasse la mafia”. Parla Borrelli, ospite a Realiti

Focus

Intervista al consigliere regionale campano intervenuto alla trasmissione di Enrico Lucci: “Sono preoccupato per ciò che stiamo diventando”

“La Rai dovrebbe ringraziare Lucci perché ha avuto il merito di mostrare quello che stiamo diventando”. Ne è convinto Francesco Emilio Borrelli, uno degli ospiti della puntata di Realiti andata in onda su RaiDue una settimana fa e sulla quale è scoppiata una feroce polemica per le frasi pronunciate in diretta dal neomelodico fan di Al Capone e Scarface Leonardo Zappalà, pure lui ospite in studio con Borrelli, che ha parlato di Falcone e Borsellino come due che, detto in parole povere, se la sono andata a cercare.
Un fatto che ha scatenato l’ira funesta dei vertici Rai e delle procure, e il cui primo e immediato effetto è stato lo spostamento dell’ultimo esperimento di Carlo Freccero in seconda serata e in registrata. Altro strascico polemico è stato l’episodio che ha visto protagonista (e vittima) proprio Borrelli, consigliere regionale in Campania per i Verdi impegnato sui temi della legalità, con il video che il cantante e pregiudicato catanese Niko Pandetta gli ha dedicato su Facebook, in cui mostra una pistola.

Cos’è successo in trasmissione?
Oltre a quello che si è visto c’è un altro episodio inquietante, che non è stato messo in onda. Dopo la trasmissione io e Zappalà abbiamo registrato un video in cui continuavamo a discutere di Falcone e Borsellino. Nella registrazione lui nega che i due magistrati siano stati uccisi dalla mafia, e quando l’ho provocato dicendo che allora anche lo sterminio degli ebrei potrebbe essere falso, lui ha risposto “sì, infatti”. Stiamo parlando di un ragazzino che è l’emblema di un revisionismo che si nutre solo di social e di immagine. Me lo ha spiegato molto bene: “Se metto una foto sorridente ottengo 3 like, se mi vesto come Scarface, con la faccia cattiva e i soldi in mano, ne ottengo 3mila”.

Ma il problema dunque non è anche di chi mette like a roba del genere?
Il fatto è che abbiamo un enorme problema di modelli. Per quel ragazzino il modello è Scarface, significa che c’è un fallimento generalizzato della scuola e della società. Un tempo i punti di riferimento che ci rappresentavano, parlo di Napoli, erano Croce e Totò fino a Pino Daniele e Troisi, oggi il modello è Genni Savastano. Non entro nella polemica pro o contro Gomorra, dico solo che i giovani che un tempo si identificavano con Maradona, oggi hanno cambiato modello. Abbiamo un premio Oscar come Sorrentino che non conosce nessuno, ma se Salvatore Esposito va a prendersi un caffè si scatena il panico.

Al netto delle parole pronunciate da Zappalà, è giusto dire che si respirava una sorta di accondiscendenza anche da parte degli altri commentatori?
Io penso che Napoli è l’elevazione al cubo dei pregi e dei difetti degli italiani, e spesso diventa lo specchio della società italiana. Detto ciò, tranne Asia Argento, si sono sentite cose assurde, come Luchè che pensa che camorra e comportamenti incivili siano la stessa cosa. Per non parlare di Aurelio Picca, che su Zappalà ha fatto un discorso estetico invitando ad apprezzarne la bellezza, ma prima di fare i pasoliniani bisogna conoscere Pasolini, che dei ragazzi di vita vedeva sì l’estetica, ma poi provava a salvarli. Il ragionamento che si fa fatica a comprendere per mancanza di strumenti culturali è che per un Paese i simboli sono tutto.

Parliamo delle minacce a lei. Ha presentato una denuncia?
Io ho detto in trasmissione che Niko Pandetta, presentato come un neomelodico, era in realtà un pregiudicato con 10 anni di galera alle spalle e uno zio boss mafioso, e lui ha pubblicato questo video minaccioso. Non sono spaventato, ma si parla sempre di un delinquente che ha istigato i suoi fan a “beccarmi”, per questo ho mandato una segnalazione alla procura di Napoli, e sarò sentito dalla polizia postale nell’ambito dell’inchiesta della procura di Catania.

Parliamo della Rai. È normale che la più grande industria culturale del Paese mandi in onda messaggi del genere?
Il paradosso è che l’intento della trasmissione non era di esaltare quella realtà. La verità è che la puntata ha raggiunto il suo obiettivo perché ha mostrato ciò che siamo, ed è stato educativo. Il problema non è Realiti, ma il fatto che Realiti sia riuscita a farci vedere cosa sta succedendo ai nostri giovani. Certo poi la Rai dovrebbe anche essere in grado di proporre modelli alternativi.

Dunque, a proposito delle polemiche, si può parlare di un velo di ipocrisia?
Assolutamente sì. Secondo me invece dovrebbero ringraziare Lucci, perché pur negli errori, la trasmissione è stata fortissima. Il tema vero è se oggi la Rai è in grado di proporre programmi educativi, oggi si dovrebbe parlare in prima serata di tutto il male che hanno fatto mafia e camorra. Non basta una volta all’anno, la Rai dovrebbe produrre una nuova educazione nella lotta alla criminalità

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