Altro che boom, l’Italia è ferma. Manovra inevitabile?

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Il verdetto dell’Istat conferma: per il secondo trimestre consecutivo il Pil va sotto zero

È arrivato l’atteso verdetto Istat che gela l’economia italiana. Il Pil si è contratto dello 0,2% – record negativo da cinque anni – portando l’Italia in recessione tecnica dopo il calo dello 0,1% del terzo trimestre.

C’è poco da girarci attorno: l’economia italiana ha smesso di crescere. Ed è paradossale la spiegazione del governo, che tenta di attribuirne le cause ai governi precedenti. Come se ancora dovesse entrare in carica. Ma il punto è che pur volendo guardare agli effetti futuri della manovra targata M5s-Lega, non si riesce in alcun modo ad essere ottimisti. Le cose purtroppo non miglioreranno o addirittura peggioreranno. Ci si chiede come si possa parlare di “boom economico” nel momento in cui tutti i principali organismi nazionali e internazionali stanno rivedendo al ribasso le stime di crescita (vedi Bankitalia e Fmi). Così come stanno facendo tutti i centri studi più rilevanti, come Prometeia, secondo cui nel 2019 difficilmente si arriverà a un Pil dello 0,5% (un dato lontano mille miglia dalla previsione dell’1% del governo).

Un’economia sempre più in difficoltà che ha fatto insorgere il Partito democratico. La richiesta unanime dei deputati dem, che sono intervenuti in Aula per sottolineare la gravità della situazione del Paese, è infatti “un urgente un cambio di rotta dell’esecutivo e il varo di misure in grado di affrontare la grave emergenza”.

Anche perché con una crescita più bassa delle attese – è questa la maggiore preoccupazione – il governo rischia seriamente di non poter disinnescare le clausole di salvaguardia che ha voluto mettere nero su bianco sulla manovra. Tradotto: le tasse inevitabilmente aumenteranno.

Non a caso tra i tanti allarmi è arrivato anche quello di Confcommercio, che si è detta “preoccupata per il futuro” e ha chiesto di “evitare l’aumento dell’Iva”. E ancora, ConfesercentiConfedilizia, l’agitazione per il futuro economico del nostro Paese è pressoché unanime. Secondo il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, a gennaio “avremo un rallentamento ancora superiore” rispetto al quarto trimestre. Bisogna “reagire” subito attivando investimenti pubblici e privati e riaprendo immediatamente i cantieri”. Anche i sindacati e le altre parti sociali hanno sollecitato interventi. E ormai il coro di voci che ritiene necessaria una manovra correttiva sul 2019 si leva più forte, nonostante il Governo continui a smentire e a puntare sulla ripresa a partire dal secondo semestre dell’anno.

Sarà. Ma l’Italia da oggi diventa più vulnerabile: il debito pubblico rischia di esplodere e il rischio di un downgrade delle agenzie di rating rimane dietro l’angolo. E in un contesto del genere, va infine sottolineato, potrebbero anche esserci ripercussioni sui due provvedimenti bandiera dei gialloverdi: reddito di cittadinanza e quota 100.

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