Recuperati 20 miliardi dall’evasione: ecco i motivi del record

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Da una parte c’è l’impostazione di buon senso del Pd, che vede un fisco più semplice e dialogante con il cittadino. Impostazione che sta ottenendo risultati concreti. Dall’altra troviamo invece le proposte inattuabili dei partiti di Centrodestra, come la flat tax, di fatto irrealistiche considerando l’evidente assenza di coperture

Nel 2017 il fisco ha incassato la cifra record di 20,1 miliardi con un aumento del 5,8% rispetto all’anno precedente. Ad annunciare il primato è il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, che durante la presentazione dei risultati dell’anno appena trascorso ha evidenziato un recupero più alto del 53% rispetto al 2013. Un dato che evidenzia come le politiche di contrasto all’evasione dei governi a guida Pd abbiano generato risultati tangibili.

Nel dettaglio, dei 20,1 miliardi recuperati nel 2017, 11 derivano da versamenti diretti in seguito a controlli, 1,3 miliardi da lettere per la compliance (con un incremento rispetto all’anno scorso del 160%), 7,4 miliardi da ruoli e 400 milioni di euro dagli accertamenti sulle richieste di adesione alla prima voluntary disclosure.

E una minore evasione – è questa l’idea del Pd – si tradurrà inevitabilmente in meno tasse, sulla base del modello già utilizzato per il canone Rai (paghiamo tutti, paghiamo meno).

Un modello che fa parte dell’impostazione complessiva di politica fiscale attuata finora dal Pd (i cui principali interventi sono stati la cancellazione Imu sulla prima casa, il bonus di 80 euro e la sforbiciata all’Ires), che ha già cominciato a produrre risultati concreti sul fronte della riduzione della pressione: si vedano i dati emersi negli ultimi rilevamenti trimestrali dell’Istat, che hanno visto scendere il peso del fisco nel terzo trimestre del 2017, raggiungendo il livello minimo dal 2011.

Ma è soprattutto sul piano qualitativo delle politiche di contrasto all’evasione che è utile soffermarsi. Se i risultati sono arrivati, lo si deve soprattutto al nuovo approccio pensato dal Pd, quel principio di base che ha permesso di combattere l’evasione senza trasformare il contra­sto in una vessazione pura e semplice, creando al contempo un meccanismo di fiducia con il cittadino. In pratica nessun favore a chi evade e fisco amico per chi è in regola. Lo dimostra il dato diffuso oggi sull’aumento del gettito spontaneo gestito dall’Agenzia delle entrate attraverso i servizi forniti ai contribuenti: 412,6 miliardi, cioè 7,6 miliardi in più rispetto al dato 2016.

 

Ed è proprio su questo nuovo rapporto con i cittadini che si basano i nuovi strumenti di rivoluzione digitale come la fattu­razione elettronica e la dichiarazione dei redditi precompilata, che nel 2017 è stata presentata da ben  2,4 milioni di cittadini. Ed è sempre su questi principi che il governo Renzi ha deciso di chiudere Equitalia (una delle prime proposte che uscì dall’edizione 2010 della Leopolda) e di riformare la Riscossio­ne che nel biennio 2015/2016 ha recuperato 17miliardi (record anche in questo caso) di euro cambiando passo e introducendo nuovi strumenti e servizi.

Infine, allargando lo sguardo alle altre offerte politiche, va sottolineato come da una parte ci sia l’impostazione di buon senso del Pd, che vede un fisco più semplice e dialogante con il cittadino. Impostazione che sta ottenendo risultati concreti. Dall’altra troviamo invece le proposte inattuabili dei partiti di Centrodestra, come la flat tax, di fatto irrealistiche considerando l’evidente assenza di coperture. E risulta onestamente difficile credere a un eventuale governo Berlusconi capace di ridurre il peso fiscale, visto che dalla sua discesa in campo del ’94 nessuno dei quattro governi da lui guidati ha onorato tale promessa.

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