La grande bufala del reddito di cittadinanza

Focus

Si sono presentati a poche ore dalla chiusura delle urne per richiede il “Reddito di cittadinanza”. La proposta simbolo del M5s, probabilmente quella che più di altre gli ha assicurato la vittoria in questa tornata elettorale

Erano convinti di essere vittima di uno scherzo e invece no, non lo era. È questa l’impressione che hanno avuto alcuni operatori dei Caf di Giovinazzo, comune della provincia di Bari, quando dei cittadini si sono presentati presso gli uffici dei patronati alla ricerca del modulo di richiesta per il reddito di cittadinanza.

A riportare l’episodio la Gazzetta del Mezzogiorno:

«Hanno vinto i 5 Stelle. Adesso dateci i moduli per fare domanda per ottenere il reddito di cittadinanza». È la richiesta che alcuni Caf giovinazzesi si sono sentiti rivolgere lunedì mattina, a distanza di poche ore dalla chiusura delle urne. Una richiesta che ha colto di sorpresa gli operatori dei patronati. Sulle prime è sembrata una boutade, ma quando le richieste hanno cominciato a moltiplicarsi e a farsi insistenti, tutto è diventato amara realtà.

«Non esistono moduli per tali richieste», le ovvie risposte degli operatori dei Caf. «Ma c’è stato anche chi è rimasto poco convinto dalle nostre risposte -commenta Nicola Massari, «storico» gestore di uno dei centri interpellati – e si è rivolto agli uffici comunali».

L’impennata delle ricerche del reddito di cittadinanza su Google

L’episodio di Giovinazzo ha un po’ dell’incredibile anche perché sembra che i richiedenti siano all’oscuro dell’attualità. Sanno che il risultato elettorale ha premiato i 5 stelle, certo, ma sembrano ignorare tutto il resto. A partire dalla mancanza di un governo operante.
Sta di fatto che molti italiani, in questi giorni post-elezioni, hanno cercato su Google informazioni sulla mirabolante proposta grillina.

Quello che vedete qui sotto è l’andamento delle ricerche sull’argomento negli ultimi 7 giorni, l’impennata è evidente a partire dalla serata del 4 marzo:

(Se non visualizzi il grafico clicca qui)

La falsa promessa a fini elettorali

Il grande equivoco sul reddito di cittadinanza sta proprio nel nome che il M5s ha deciso di appiccicare alla sua proposta simbolo, probabilmente quella che più di altre gli ha assicurato la vittoria in questa tornata elettorale. Di Maio infatti ha chiamato “reddito di cittadinanza” quello che in realtà è un’altra cosa. Dal nome sembrerebbe una misura universale destinata a garantire un reddito fisso minimo a chiunque senza alcun vincolo. Cosa che avviene solo in Alaska e di cui vi avevamo già parlato. In realtà è un sistema di welfare che in una certa misura è già operante. A descriverlo così è lo stesso Di Maio in campagna elettorale: “Il reddito di cittadinanza non darà soldi a chi vuol stare seduto sul divano: dovrà, per il breve periodo in cui avrà il contributo, formarsi e dare 8 ore di lavoro gratuito allo Stato. Dal secondo anno il reddito di cittadinanza inizia a scalare, perché la persona viene reinserita nel mondo del lavoro”.

Dunque, l’idea brillante del M5s non sarebbe nella proposta in sé, ma nel nome con cui l’ha spacciata. Ne ha scritto approfonditamente anche ilPost: “Gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno ragione a dire che tutti i paesi europei, con l’eccezione della Grecia, hanno una qualche forma di tutela di questo tipo. Ma sbagliano a dire che tutti i paesi europei hanno un “reddito di cittadinanza”. Quello che è molto diffuso è il reddito minimo garantito, o comunque un’indennità di disoccupazione universale. È sbagliato, inoltre, dire che l’Italia non ha una norma simile, perché proprio l’anno scorso è stato definitivamente approvato il Reddito di inclusione (REI), un sussidio universale destinato a tutti coloro che si trovano in situazione di povertà”.

Il problema dei costi

Al di là del problema semantico, che pure ha fatto evidentemente cadere in errore i cittadini di Giovinazzo che si sono recati al Caf, il problema è anche di sostanza. Come hanno fatto notare diversi critici nelle scorse settimane di campagna elettorale, mettere in pratica la proposta grillina sarebbe troppo oneroso per le casse dello Stato senza considerare che come prima conseguenza  avrebbe la cancellazione del Reddito d’Inclusione. Per le coperture il M5s parla di una stima, vidimata dalla Ragioneria dello Stato, di quasi 16 miliardi di euro ma il presidente dell’INPS Tito Boeri, in un’audizione in Commissione Lavoro al Senato, ha parlato di costi vicini ai 30 miliardi. E lo studio realizzato da Massimo Baldini e Francesco Daveri per Lavoce.info conferma la stima al rialzo di Boeri.

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