L’utopia del programma M5S: il reddito di cittadinanza è irrealizzabile

Focus

Secondo i calcoli dall’Inps, la spesa sarebbe insostenibile: ecco perchè

Il reddito di cittadinanza, uno dei cavalli di battaglia del programma economico del Movimento 5 Stelle, non è in realtà un vero e proprio “reddito di cittadinanza”, che in realtà esiste solo in Alaska. Nel volantino dei pentastellati si parla di una misura d’inclusione i cui beneficiari – disoccupati, inoccupati, occupati sottopagati e pensionati – sarebbero 9 milioni di italiani a cui lo Stato garantirebbe 780 euro al mese. Per le coperture si parla di una stima, vidimata dalla Ragioneria dello Stato, da quasi 16 miliardi di euro. Peccato che il presidente dell’INPS Tito Boeri, in un’audizione in Commissione Lavoro al Senato, ha parlato di costi vicini ai 30 miliardi. E lo studio realizzato da Massimo Baldini e Francesco Daveri per Lavoce.info conferma la stima al rialzo di Boeri.

A chi spetterebbe

Al di là degli slogan elettorali, le stime sui costi del Reddito di Cittadinanza possono essere effettuate partendo dal disegno di legge 1148 del 2013 presentato in Senato dai pentastellati, che si pone come obiettivo quello di garantire al nucleo familiare, o al singolo, un reddito annuo netto calcolato sull’indicatore di povertà monetaria dell’Eurostat, pari quindi ai 6/10 del reddito mediano equivalente familiare. In parole povere, si prende a riferimento la somma che guadagna quell’individuo che ha un reddito superiore al 50% degli altri cittadini e inferiore al restante 50%. La soglia di povertà corrisponde al 60% di questa cifra, quantificata nel 2016 a 9748 euro per una persona sola (812 euro al mese) e a 20741 euro per una coppia con due figli.

I costi: ballano 15 miliardi

Il disegno del Movimento 5 Stelle prevede molto semplicemente che lo Stato colmi il gap tra il reddito disponibile e la soglia di povertà. Quei circa 15 miliardi ballano in particolare su un valore che, considerando l’obiettivo della misura, non dovrebbe essere considerato parte del reddito disponibile delle famiglie: l’affitto imputato. Questo valore corrisponde ad una stima del canone che le famiglie riceverebbero se dessero la loro casa in affitto: si parla di circa 500 euro al mese per il 50% delle 4.6 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà. L’unico modo per contenere la spesa nella stima indicata dai pentastellati è non includere tra i beneficiari della misura coloro che hanno una casa di proprietà: dalla stima di Boeri, pari a 30 miliardi, se ne potrebbero sottrarre circa 14 per arrivare così a quei 16 che stima il Movimento. Ma perché escludere da una misura contro la povertà le famiglie che vivono in una casa di proprietà ma hanno un reddito nullo o irrisorio?

Le coperture utopistiche

Superare la povertà con erogazioni statali costa, ma si potrebbe fare. Secondo i 5 Stelle dallo stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, opere inutili e spending review si potrebbero trovare 50 miliardi ogni anno. Ammesso che ciò sia possibile, e la cifra dopo il primo anno è destinata a calare sensibilmente, sarebbe difficile armonizzarla con le altre proposte economiche dei pentastellati che prevedono ventimila assunzioni nel pubblico impiego, la riduzione dell’Irpef e l’aumento della no tax area, l’abolizione della Legge Fornero (il cui costo è circa 20 punti di Pil). Promesse irrealizzabili considerando che nel frattempo c’è l’impegno a ridurre di 40 punti il debito pubblico in 10 anni (il che vorrebbe dire trovare ulteriori 70 miliardi ogni anno). Un veloce calcolo ci parla di circa 140 miliardi da trovare ogni anno per far quadrare i conti.

Gli effetti

Sarebbe bello eliminare la povertà e gli altri problemi che affliggono il Paese con un tratto di penna. Il reddito di cittadinanza, per quanto apparentemente misura semplice e rapidamente attuabile, è gravata da troppe incertezze. Perché gli effetti sul mercato del lavoro sono un’incognita enorme: in un paese in cui gli inattivi, coloro che non cercano lavoro, sono sempre in aumento quali conseguenze potrebbe avere l’introduzione di un beneficio permanente e di fatto indipendente dalla ricerca di un impiego? E invece cosa farebbe chi è già occupato ma è sottopagato o percepisce una retribuzione simile a quello che garantirebbe lo Stato? Non scordiamoci che in teoria la Costituzione italiana chiama lo Stato a promuovere il diritto al lavoro e le condizioni che lo rendono effettivo.

A cura della redazione di In Cammino

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