Reddito di cittadinanza, una promessa che non può essere mantenuta

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Alcuni cittadini vorrebbero già oggi accedere a una misura che difficilmente arriverà. E le differenze con il Reddito di inclusione già realizzato dal Pd sono sostanziali

“Raffica di richieste”, “code”, “assedio”. Sono solo alcuni dei termini che ieri sono stati utilizzati per descrivere il curioso episodio di Giovinazzo, dove alcuni cittadini si sono recati per fare richiesta del Reddito di cittadinanza promessa dal Movimento 5 stelle. Anche su Democratica ne abbiamo parlato, sottolineando un altro aspetto rilevante della vicenda. Ovvero il boom di ricerche su Google proprio in coincidenza dell’inizio dello spoglio del 4 marzo. In un grafico fornito dal Google Trends, lo strumento che fornisce informazioni di massima sulle ricerche fatte dagli utenti italiani e internazionali, si vede chiaramente che l’argomento ha destato particolare interesse dei naviganti del nostro Paese.

È probabile che i tanti cittadini che hanno provato a trovare risposte sul web siano rimasti però delusi. Perché mentre è stato chiaro a tutti che le file ai Caf erano solo di poche persone e limitate a pochi uffici, è stato anche altrettanto chiaro che chi sperava di accedere ad un reddito universale elargito a tutti indiscriminatamente è rimasto a mani vuote.

Ma il punto vero è che molto probabilmente la promessa elettorale dei Cinquestelle non può essere mantenuta, almeno in ottica di breve e medio termine. Il ministro dell’Economia designato da Di Maio, Andrea Roventini, parla infatti di rispetto dei conti pubblici, di equilibrio. Che tradotto significa niente reddito di cittadinanza. Anche perché assieme al deficit nei prossimi anni dovrà scendere anche il debito pubblico, come ha sottolineato due giorni fa la Commissione europea nel suo rapporto-paese relativo all’Italia. E come ha ricordato ieri Mario Draghi nella conferenza mensile della Bce.

E allora chi lo spiegherà ai tanti elettori grillini che quella misura di assistenzialismo, tanto ambita, non è più nelle possibilità del Movimento? Bisognerà farlo capire soprattutto a tutti coloro che già la mattina del 5 marzo si sono presentati nel proprio Caf di competenza territoriale per richiedere i moduli e ricevere già da oggi quei denari promessi.

La differenza con il reddito di inclusione

Ma quello del reddito di cittadinanza non è tanto un problema di finanza pubblica e di coperture. Il problema è la distruzione dell’economia e delle sue basi materiali e anche dei suoi valori etici, dal momento che il reddito verrebbe svincolato dallo sforzo individuale. Oltre ad aumentare il carico per chi paga le tasse, poi, diminuirebbe anche la competitività e incentiverebbe il sommerso: una persona i cui guadagni sono in nero avrebbe un reddito effettivo molto maggiore di chi lavora regolarmente.

L’idea del Partito democratico invece è differente: aiutare i più deboli, certo, ma partendo dal presupposto che il lavoro è anche dignità e non assistenzialismo. D’altra parte è proprio con questo spirito che il governo a guida Pd ha introdotto lo strumento del Reddito di inclusione, un sussidio universale destinato a tutti coloro che si trovano in situazione di povertà. Un’idea di buon senso e realizzabile, anzi, realizzata.

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