Di Maio, rispondi a 10 domande sul Reddito di cittadinanza

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Non sono i Cinque stelle ad aver inventato la lotta alla povertà. Esistono misure migliorabili e da rafforzare, però ci sono

Sia chiaro: non sono i Cinque stelle ad aver inventato la lotta alla povertà. Se non ci sono gli anziani per le strade a chiedere l’elemosina è perché hanno la pensione sociale. Chi perde il lavoro può contare su cassa integrazione e Naspi. Gli invalidi e i disabili hanno tutti qualche forma di protezione. Certo, sono misure migliorabili e da rafforzare, però ci sono. E oggi anche i disoccupati di lungo periodo e senza reddito – che erano gli unici davvero senza nulla – possono contare sul Reddito d’inclusione, introdotto dai governi PD.

Assodato quindi che i pentastellati non hanno scoperto la luna ma concordando sulla necessità di fare di più, ecco in sintesi estrema dieci ragioni per cui la proposta del Reddito di cittadinanza non ci convince.

  1.  Volete innestare Il Reddito di cittadinanza sui centri per l’impiego. Però questi non ci sono, se non in qualche provincia del nord. Come fate a farli partire in pochi mesi? Bene se si vogliono potenziare, ma perché non contare anche sulle Agenzie per il lavoro accreditate, che invece già ci sono e ci sanno fare?
  2. La povertà è multidimensionale: sociale, sanitaria, educativa, lavorativa, relazionale. Servono i servizi sociali dei Comuni, che già ci sono in quasi tutt’Italia. La presa in carico devono farla loro. Non i centri per l’impiego, che invece cercano il lavoro.
  3. Volete dare 780 euro al mese. Ma a persona o a famiglia? Perché non è giusto dare la stessa cifra a chi vive solo o a chi ha moglie e tre figli a carico. Nel vostro disegno di legge della scorsa legislatura arrivavate a cifre assurde, che vi hanno fatto vincere le elezioni. Ma almeno tenevate conto dei carichi familiari. Ora non più?
  4. Volete dare 780 euro al mese, ma solo ai nullatenenti. Se invece uno guadagna 300 euro avrebbe la differenza, cioè 480 euro. Domanda: ogni mese il beneficiario dovrà quindi dire quanto ha guadagnato da vari lavoretti, magari in nero? E ogni mese il funzionario del centro per l’impiego (che per ora non c’è) dovrà fare le sottrazioni per calcolare il dovuto?
  5. Avete detto che se il beneficiario rifiuterà tre offerte di lavoro perderà il sussidio. Chiedo: ma in contesti dove la disoccupazione è al 50% voi pensate che bastino i centri per l’impiego per proporre lavoro entro un raggio di pochi chilometri? Semplicemente, avremmo persone che riceverebbero per decenni il sussidio.
  6. Se abbattete fortemente il Reddito di cittadinanza a chi ha casa di proprietà, penalizzerete chi si è spaccato la schiena per comprarla e oggi è disoccupato di lungo periodo e in povertà. Il Reddito d’inclusione esclude la prima casa d’abitazione dal calcolo, mentre l’ISEE la considera, ma in modo abbattuto.
  7. Non starà sulla poltrona, statene certo, ha assicurato Di Maio. Farà lavori utili organizzati dai Comuni. Potrebbe anche andar bene, discutiamone. A patto che siano ben organizzati e non si faccia come con gli LSU. Ad esempio, perché non coinvolgere i vari e benemeriti soggetti di terzo settore (non dico le cooperative di Roma capitale!) nel coordinamento di questi lavori utili?
  8. Di Maio ha detto che ne beneficeranno solo gli stranieri regolarmente residenti in Italia da almeno dieci anni. Ma quegli stranieri hanno quasi sempre la cittadinanza italiana e di norma sono ben integrati. Si può capire la volontà di evitare gli approfittatori. Allora fissate un numero minimo di anni di soggiorno, ma non dieci! Sennò ditelo come i leghisti: sperate di combattere la povertà degli italiani, non di chi vive e soggiorna regolarmente in Italia.
  9. Il Reddito di cittadinanza vorrebbe rispondere a tutti i poveri ma anche a coloro che sono in condizione di grave disagio. L’Alleanza contro la povertà in Italia, qualche giorno fa, ci ha detto che quella platea sarebbe troppo ampia: bisogna cominciare da tutti i poveri, specie da quelli non ancora raggiunti dal Reddito d’inclusione. D’altronde i soldi stanziati (dieci miliardi) non bastano di sicuro, basta fare le divisioni. Divisioni, non algoritmi.
  10. Infine, ma non meno importante, c’è una questione di metodo. La Casaleggio & associati e il fido Di Maio fanno scrivere i disegni di legge da qualche professore (quando va bene). Poi pensano di approvare il Reddito di cittadinanza entro la legge di bilancio, riducendo al minimo la discussione in Commissione e in Parlamento. Invece serve una norma ordinamentale per fare riforme così importanti. Serve ascoltare chi su questi temi ci ha sempre lavorato o si è impegnato da volontario. Non potete scappare dal confronto.

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