L’Irlanda pronta a cambiare, oggi il referendum sull’aborto

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La norma, introdotta con un referendum del 1983,  rende praticamente impossibile l’interruzione della gestazione ed è una delle più limitative in Europa

In Irlanda si prova a fare la rivoluzione. A quasi 3 anni da un altro referendum storico, quello che ha riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso e che causò un terremoto culturale nel Paese, la cattolicissima Irlanda prova a cambiare – di nuovo – la storia del Paese.

Oggi l’appuntamento con il referendum sulla legalizzazione dell’aborto. I seggi resteranno aperti fino alle 22 orla locale e sono chiamati al voto 3,2 milioni di irlandesi. A loro sarà chiesto se vogliono abrogare l’articolo 40.3.3 della Costituzione, meglio noto come ottavo emendamento. Il referendum era uno degli impegni presi dal premier Leo Varadkar che ritiene la legge in vigore “troppo restrittiva”.

In effetti la norma, introdotta con un referendum del 1983,  rende praticamente impossibile l’interruzione della gestazione ed è una delle più limitative in Europa (soltanto Malta fa peggio e l’aborto è completamente illegale).

La legge ammette eccezioni solo in caso di rischio “concreto e reale” per la vita della madre, ma non in caso di stupro o malattie del feto e prevede pene fino a 14 anni per aborti illegali. In sostanza la Costituzione irlandese riconosce il “diritto alla vita del nascituro”, eguagliandolo alla salute della madre. Una norma che è costata la vita già a tante donne. Secondo i dati del ministero della Salute britannico sono state 165.438 tra il 1980 e il 2015 le donne che sono state costrette a recarsi all’estero per abortire. Nel 2016, secondo le statistiche del ministero della Sanità del Regno Unito, sono 3265 le donne residenti in Irlanda che hanno cercato aiuto in Inghilterra e in Galles. Molte altre donne ordinano online la pillola abortiva e la prendono senza alcuna supervisione medica.

Nel 2013, sull’onda di un caso di cronaca che ha visto la morte di una donna, fu promulgato il “Protection of Life During Pregnancy Act, una legge che consente l’aborto limitatamente ai casi in cui la vita della madre è a rischio, incluso per una minaccia di suicidio.  L’iter per ottenere l’autorizzazione ad abortire è però molto difficile e prevede che la donna venga sottoposta a diversi giudizi specialistici. Nel caso di un rischio reale per la vita di una donna, un ginecologo e un secondo specialista devono concordare congiuntamente e certificare che la cessazione della gravidanza è l’unico trattamento che salverà la vita della gestante.

Ma le donne e gli uomini irlandesi chiedono di più. Tutti gli ultimi sondaggi danno il Sì in testa, con il 56-58% ma gli indecisi, circa il 14-17% dell’elettorato, potrebbero cambiare l’esito del voto.

Com’è prevedibile, le discussioni sull’argomento sono fortemente polarizzate e per questo estremamente dure. Nelle ultime settimane i toni si sono fatti così accesi tra i due campi che lo stesso premier ha denunciato l’uso di immagini di persone con sindrome di Down da parte dei sostenitori del NO. Per limitare i rischi di manipolazione su internet, Google e Facebook il governo ha annunciato il blocco di spot elettorali finanziati da gruppi stranieri.

La Rete comunque si mobilita: migliaia di donne, irlandesi e non, si stanno coordinando perché con il voto di oggi si scriva una nuova pagina di progresso per l’Irlanda.

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