Irlanda al voto: a maggio il referendum per cambiare la legge sull’aborto

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Dal 2013 le interruzioni di gravidanza sono consentite in limitatissimi casi, solo quando la vita della madre è a rischio e la pena massima per gli aborti illegali è di 14 anni di carcere

Il Governo irlandese, poco meno di un mese fa, in occasione della giornata internazionale della donna ha ufficializzato l’indizione del referendum popolare di modifica della Costituzione in riferimento al divieto di aborto.

Due mesi di serrata campagna referendaria e quindici ore per cambiare l’Irlanda: il 25 maggio dalle 7 alle 22. Il tutto grazie soprattutto alla determinazione civica dei giovani della campagna sul diritto all’aborto fondata dal 2012 e la mobilitalizzazione degli altri movimenti Pro-Choise che da anni sensibilizzano sul tema.

Agli elettori irlandesi verrà chiesto se vogliono abrogare l’articolo 40.3.3 della Costituzione, meglio noto come ottavo emendamento (approvato con referendum il 7 settembre 1983 e firmato in legge il 7 ottobre dello stesso anno) che ideologicamente equipara il diritto alla vita del nascituro al diritto alla vita della madre gestante.

La riforma, se approvata, modificherà la Costituzione inserendo nella Carta fondamentale irlandese: “Disposizioni possono essere previste dalla legge per la regolamentazione della cessazione della gravidanza” e sul punto il Governo ha già preso l’impegno di introdurre una legislazione sull’interruzione di gravidanza senza restrizioni per le prime 12 settimane.

Dal 2013 le interruzioni di gravidanza sono consentite in limitatissimi casi, solo quando la vita della madre è a rischio e la pena massima per gli aborti illegali è di 14 anni di carcere.

Dal 1983, anno di approvazione dell’ottavo emendamento, circa 170.000 donne irlandesi hanno viaggiato nel Regno Unito per interrompere le loro gravidanze, con costi elevati, difficoltà logistiche e tensioni emotive. Inoltre, fino a 2.000 donne all’anno interrompono la gravidanza assumendo la pillola abortiva, ottenuta illegalmente online.

Il referendum serve a riconoscere la realtà rappresentata da 11 donne al giorno costrette a fare “turismo abortivo” tra vergogna e stigma sociale in un ambiente non familiare perchè in Irlanda permane quel divieto che il comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha definito come “crudele, inumano e degradante”.

Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar di Fine Gael, e il leader dell’opposizione parlamentare Fianna Fáil, Micheál Martin, stanno sostenendo il sì alla rimozione del divieto, ma si prospetta una campagna #HomeToVote con oltre 40000 irlandesi in giro per l’Europa che torneranno appositamente in patria per il voto, come già successo nel 2015 con l’introduzione per referendum del matrimonio egualitario.

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