Reddito d’inclusione al via: tutto ciò che c’è da sapere

Società

Importanti novità sono già in arrivo nella bozza di legge di bilancio per il 2018, che renderà questa misura universale

Dal 1 Gennaio 2018 parte il reddito di inclusione sociale, il nuovo sussidio economico introdotto con l’approvazione della legge delega contro la povertà.

Le domande potranno essere presentate dal 1° dicembre 2017 – tranne per il Comune di Roma in cui potranno essere presentate dal 5 dicembre (forse per una cattiva organizzazione dell’amministrazione capitolina?)-.

La domanda dovrà essere presentata presso i punti di accesso che verranno preparati dai Comuni. Il Comune invierà poi la domanda all’Inps che dovrà rispondere entro 5 giorni dal ricevimento della documentazione. Se approvato, l’assegno REI verrà erogato a partire dal mese successivo a quello di approvazione della domanda.

Come funziona? Il reddito di inclusione sociale è composto da due parti: un assegno mensile e un progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo.

L’assegno mensile dipende dalla dimensione del nucleo familiare e dalla distanza del reddito familiare da una soglia di accesso. L’assegno verrà erogato per 18 mesi. E’ rinnovabile per non più di 12 mesi, ma tra la conclusione e l’inizio del Rei successivo dovranno passare almeno 6 mesi.

La seconda componente del Rei è il progetto personalizzato per l’integrazione sociale e lavorativa. Il progetto ha lo scopo di portare la famiglia a superare la situazione di difficoltà. Il progetto non riguarda solo la situazione lavorativa in senso stretto, ma può anche riguardare la ricerca di una casa, la somministrazione di cure mediche e l’educazione dei figli.

Del progetto si occuperanno i comuni ma se gli impegni presi non verranno rispettati, sono previste sanzioni: dalla riduzione di un quarto del beneficio mensile fino alla totale decadenza dello stesso.

Chi può ricevere il Rei? Tutti i cittadini italiani e comunitari ma anche i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno e i titolari di protezione internazionale (ad esempio asilo politico). In tutti i casi, dovranno essere residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda. Dovranno essere poi rispettati dei requisiti familiari ed economici.

L’assegnazione del sussidio dipenderà infatti anche  dall’ indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e dall’indice della situazione reddituale (cioè il reddito realmente a disposizione delle famiglie per far fronte alle spese di tutti i giorni). L’utilizzo di questo secondo criterio ha lo scopo di non escludere le famiglie che versano in stato di povertà ma che hanno la prima casa di proprietà. Purché non abbiano altri immobili che producano reddito.

In particolare, l’indicatore ISEE deve essere pari o inferiore a 6mila euro, e l’ISRE deve essere pari o inferiore a 3mila euro.

Vi sono poi dei vincoli patrimoniali. Il patrimonio immobiliare, esclusa la casa di proprietà, non deve superare i 20mila euro. E il patrimonio mobiliare (conti correnti bancari o postali; certificati di depositi e credito, buoni fruttiferi e assimilati, azioni e obbligazioni) non deve superare i 10mila euro. Ma la soglia massima per il patrimonio immobiliare si riduce a 6mila euro per i nuclei familiari composti da una persona e a 8mila per quelli composti da due persone.

Importanti novità sono già in arrivo nella bozza di legge di bilancio per il 2018, ora in discussione in parlamento, che prevede un significativo potenziamento del reddito di inclusione, infatti stabilisce che da luglio 2018 diventerà una misura universale, aperta a tutte le famiglie in grave povertà.

Infatti gli aventi diritto dal 1 gennaio 2018 sono le famiglie con almeno un minore o un figlio disabile o una persona in stato di gravidanza, oppure con una persona di almeno 55 anni disoccupata. La legge di bilancio prevede che da luglio 2018 tutti questi requisiti categoriali vengano meno. 

Si adeguano anche gli stanziamenti, che crescono di 300 milioni per il 2018, di 700 per il 2019 e di 900 per ciascuno degli anni successivi. In totale, il fondo contro la povertà vale circa 2 miliardi per il 2018, 2,5 miliardi nel 2019 e 2,7 miliardi dal 2020. Buona parte delle risorse sarà spesa per l’erogazione del beneficio economico, che per le famiglie numerose aumenta del 10%, si passerà dai 485 euro precedenti a 534 euro al mese, il resto per l’organizzazione della rete dei servizi.


Più informazioni sul sito del Partito Democratico

Vedi anche

Altri articoli