Sale il pressing su Renzi perché rimanga fino all’approvazione della legge di Bilancio

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Mattarella: “Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze che dovranno assicurare”

In attesa del Consiglio dei ministri fissato per le 18,30 e, soprattutto, del nuovo incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il premier, si ipotizzano varie strade da percorrere per affrontare questa crisi di governo.

La strada indicata dal presidente del Consiglio al momento prevede un iter breve per le dimissioni, l’orientamento è quello di non restare a Palazzo Chigi per un lungo lasso di tempo, ma sul tavolo del Colle e dello stesso Renzi si stanno valutando i pro e i contro delle mosse da compiere. Quella che sembra essere l’unica certezza, al momento, è la necessità di accelerare sull’iter della legge di bilancio per arrivare ad un rapido via libera al Senato con una fiducia ‘tecnica’. “Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”, ha sottolineato Mattarella.

Sale quindi il pressing su Renzi perché rimanga in sella almeno fino al via libera della manovra, anche perché la via di una crisi lampo viene valutata anche in vista delle possibili ripercussioni sui mercati. Opzioni che passano anche per la tenuta del Pd e per la decisione di Renzi sul suo ruolo al partito. Fonti parlamentari dem questa mattina non scartavano l’idea di un segretario con l’intenzione di presenti dimissionario alla direzione dem (fissata per mercoledì 7 dicembre alle ore 15), ma i renziani (e non solo) non confermano questa indiscrezione.

Il premier ha visto ministri e ‘big’ del Pd, tirerà le somme mercoledì pomeriggio, ma è anche l’ala che fa capo a Franceschini a consigliargli prudenza. “Il Pd vuole che Renzi continui a fare il suo lavoro. Tredicimi milioni di votanti vogliono che continui a fare suo lavoro”. spiega Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera. Sullo sfondo c’è sempre la possibilità di anticipare il congresso. “Prima di fare una scelta simile analizzi i motivi per cui ha perso, a partire dalle politiche di governo e non solo dallo stop sulle riforme”, avvertono i bersaniani, che, come hanno spiegato sia Speranza che Zoggia, non chiedono le dimissioni di Renzi da segretario e, al contrario, sostengono che il Pd, con i suoi 400 parlamentari, “debba essere il perno della stabilità del Paese”.

Una volta approvata la legge di Bilancio, si dovrà affrontare poi la questione vitale per il futuro della legislatura: urne sì o urne no? Il fronte delle opposizioni, dal M5S a Salvini e alla Meloni, si sta compattando attorno all’idea di andare a votare il prima possibile. E da parte del Pd renziano non sembra esserci la volontà di mettere i bastoni tra le ruote a questa ipotesi. Resta però il problema della legge elettorale, o meglio, delle leggi elettorali. Già, perché se si andasse a votare in queste condizioni avremmo un iper-maggioritario Italicum alla Camera (ancora in attesa del giudizio della Corte Costituzionale) e il Consultellum al Senato, una sorta di proporzionale puro frutto di un Porcellum “depotenziato” sempre dalla sentenza della Consulta.

Un quadro che impone di mettere mano al varo di una nuova legge elettorale e che, quindi, prevede l’insediamento di un nuovo governo, dando per scontato che se Renzi accettasse di rimanere in sella, lo farebbe solo per i giorni necessari per l’approvazione della legge di Bilancio. Un governo che, appunto, abbia il compito di portare avanti “gli affari correnti” per il tempo necessario al Parlamento per approvare una nuova legge elettorale (che Mattarella vorrebbe uguale sia per la Camera che per il Senato).

L’incognita, però, sono ancora una volta i tempi. Se, come è prevedibile visti i precedenti (prima di cambiare il Porcellum sono passati dieci anni) i tempi di approvazione di una nuova legge elettorale si dovessero dilatare, non è escluso che la legislatura possa anche arrivare alla sua scadenza naturale della primavera 2018.


Leggi anche: Che cosa succede ora? Le ipotesi in campo e il ruolo di Mattarella di Agnese Rapicetta

 

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