Il programma del Pd: 100 cose fatte e 100 cose da fare

Focus

Nessun Paese dei balocchi, proponiamo 100 piccoli impegni realizzabili accanto a 100 cose che abbiamo già realizzato

“Gli altri promettono il paese dei balocchi, noi abbiamo un altro programma“, questo lo slogan scelto dal Pd per l’evento di presentazione del programma che si è svolto all’opificio di Bologna,e trasmesso anche su Facebook e Youtube.

“Tutti si aspettano effetti speciali . C’è un sacco di gente che racconta le cose più inaudite e pensa che siamo così creduloni da crederci”, ha esordito Matteo Renzi, aprendo la manifestazione.

“Ancora questa mattina – ha ricordato il segretario dem – c’è stato un dibattito surreale sui vaccini, con Salvini e Raggi mettevano in discussione la legge sull’obbligatorietà. Proponiamo di smettere di parlare di vaccini in campagna elettorale, è una questione di civiltà, ma voi smettete di dire castronerie”.

Il programma Pd in 100 cose fatte e 100 da fare

Passando a parlare del programma, il segretario del Pd ha innanzitutto reso noto il metodo.
“Per la prima volta rivendichiamo un metodo diverso dal passato – ha detto -. Avremo 3 versioni del programma: una versione “malloppo” per chi vorrà entrare nel merito dei singoli punti, una versione più sintetica di 15 pagine, e una terza versione più rischiosa, ma che inaugura un metodo nuovo.

“Quelli lanciano le proposte più assurde? Noi proponiamo 100 piccoli passi in avanti per l’Italia, 100 piccoli impegni realizzabili, ma lo facciamo partendo da 100 cose che abbiamo fatto”.
“Prima ancora di promesse e slogan, devi chiedere di essere giudicato sui risultati. Per ogni punto che proponiamo per il futuro, ci saranno 100 cose che abbiamo realizzato”.

“Scommettiamo sugli italiani – ha spiegato Renzi – e sul fatto che non è vero che trionfano le fake news. Scommettiamo sulla curiosità e su chi ha voglia di entrare nel merito”.

Il leader dem ha dunque passato la parola a quattro “testimonial” che hanno illustrato le proposte salienti del programma, e cioè Tommaso Nannicini, il coordinatore della squadra che ha lavorato alle proposte presentate oggi, Lisa Noja, Yoram Gutgeld e Carla Cantone.

L’economia

Quattro le chiavi di lettura proposte per il programma Pd sull’economia: un programma credibile perché accanto alle proposte ci sono i risultati, un programma che ha voglia di guardare al futuro, un programma che sia né per pochi, né per molti, ma con proposte che interessano tutti, e infine un programma che sceglie l’Europa.

“Il 2018 sarà l’anno delle scelte – ha detto Nannicini -, l’anno in cui si deciderà se cambiare un approccio basato sull’austerità, e dobbiamo decidere se l’Italia vuole starci da protagonista. Scegliere l’Europa vuole dire scegliere l’Italia“.

Tra le proposte qualificanti lanciate da Nannicini, una “rivoluzione di fisco e welfare per sostenere le famiglie. Vogliamo investire 10 miliardi sulle famiglie con figli“.

La non autosufficienza al centro

L’avvocato Lisa Noja ha poi illustrato i punti relativi al tema della non autosufficienza.
“I governi a guida Pd hanno approvato leggi importanti – ha detto Noja – come quella sul dopo di noi, il piano nazionale per la non autosufficienza e un primo riconoscimento dei care giver, ma ora bisogna fare un salto partendo da tre principi: le politiche per la non autosufficienza sono politiche di cittadinanza, l’indennità di accompagnamento è un diritto soggettivo che deve essere commisurato ai bisogni, la cura non è un lusso, ma una necessità fondamentale”.

A proposito delle proposte del Pd, Noja ha anticipato che l’idea è di “intervenire per superare l’assegno di accompagnamento uguale per tutti: noi vogliamo aumentarlo, ma sulla base dei bisogni con criteri di valutazione omogenei, per arrivare fino al raddoppio”.
“E’ necessario superare un’ottica meramente monetaria – ha aggiunto -: l’ idea è di inserire la possibilità di scegliere tra assegno di cura o budget di cura, cioè ricevere di più ma in modo vincolato ai servizi alla persona”.

L’Europa

Di Europa ha parlato Sandro Gozi, che ha innanzitutto ricordato come l’Italia, grazie alla riduzione in questi anni delle procedure di infrazione da 121 a 62, è passata a Bruxelles da maglia nera a maglia rosa, guadagnando in credibilità.

“Quello che abbiamo ottenuto fin qui non sono state gentili concessioni – ha rivendicato Gozi -, ma il risultato di caparbietà e tenacia. Abbiamo portato per la prima volta la politica dell’immigrazione in Africa, mentre Berlusconi nel 2001 festeggiava il regolamento di Dublino”.

“Nel 2011 si ponevano le basi dell’austerità, oggi parola d’ordine deve essere aprire alle politiche per gli investimenti. E’ stata la nostra battaglia, che ha portato al primo piano europeo per gli investimenti”.

“Vogliamo gli Stati Uniti d’Europa – ha proseguito -, e non permetteremo a nessuno di impedire questo nostro sogno. Vogliamo più democrazia, per questo proponiamo l’elezione diretta del presidente della Commissione europea e liste transnazionali per le elezioni europee”.

“La nostra Europa –ha ricordato Gozi – è valori, cultura e stato di diritto, ecco perché non possiamo accettare che ci siano governi come quelli polacchi e ungheresi, alleati di Berlusconi e Salvini, che vanno contro l’interesse dell’Italia”.
“Proponiamo lo stop ai fondi europei per chi viola diritti fondamentali e gli obblighi di solidarietà in materia di immigrazione”.
“ La nostra scelta valoriale – ha sottolineato tra gli applausi – è stare dalla parte difende la memoria della Shoah”.

La riduzione delle tasse

“Sulla spesa abbiamo impostato cambiamenti veri e strutturali, cambiando il modo in cui funziona la PA”.
“La flat tax – ha attaccato Gutgeld – è una stangata al ceto medio e un incentivo all’evasione. Quello che nessuno ricorda mai è che oggi 6 contribuenti su 7 pagano meno del 23% di tasse, 2 su 3 pagano meno del 15%: per queste categorie i benefici con la flat tax saranno minimi o nulli”.

E’ una misura da Robin hood all’incontrario, ma è la risposta sbagliata a problema vero. Le tasse vanno ridotte, ma per il ceto medio, le famiglie e le imprese e non per i più ricchi”.

Lavoro

Di lavoro ha parlato la sindacalista della Cgil, oggi candidata con il Pd, Carla Cantone.

“C’è bisogno innanzitutto di lavoro – ha detto -. Aiutiamo giovani e anziani e ridiamo dignità a questo Paese”.

Nessun Paese de balocchi

Nelle conclusioni, Matteo Renzi ha indicato 4 obiettivi in cifre, ricordando contestualmente da dove si era partiti:
“Quando siamo arrivati la disoccupazione era al 13%, oggi è al’11%, il nostro obiettivo è adesso farla scendere al 9%.
La disoccupazione giovanile era al44%, oggi è al 32%, vogliamo portarla sotto il 20%.
Al nostro arrivo al Governo gli occupati erano 20 milioni, oggi sono 23, vogliamo che crescano fino a 24 milioni.
Abbiamo trovato un pil stabilmente negativo al -2%, oggi è a +1,6%, vogliamo farlo crescere fino al +2%.
Il rapporto deficit pil dal 2000 al 2013 è passato dal 100% al 132%, ci poniamo l’obiettivo di riportarlo al 100% in 10 anni”.

“Se cercate il Paese dei balocchi non siamo noi – ha concluso Renzi -, ma se cercate una comunità di donne e uomini che vuole disegnare il futuro, quella è la comunità del Pd”.

 

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