Direzione, Renzi incerto se andare. Ma la linea regge

Focus

Il segretario chiede a tutti di esprimersi. Franceschini: no ad accordi con M5s e Lega

“Deve essere chiaro che sono dimissionario”, ripete in queste ore Matteo Renzi. Un Renzi nervoso per le polemiche sulle sue comunicazioni di ieri alla stampa – polemiche che secondo le ricostruzioni dei giornali riguardano persino Paolo Gentiloni (ma pare che anche il Quirinale non abbia gradito il riferimento al mancato scioglimento delle Camere) – e dunque intenzionato a rendere plasticamente la sua volontà di lasciare la leadership del partito. Fino al punto di meditare di non partecipare alla riunione della Direzione del partito di lunedì.

La riunione sarà aperta dal vicesegretario del Pd Maurizio Martina e, come detto, è impossibile sapere se Renzi ci sarà (“Decido lunedì mattina”), e dunque se prenderà la parola.

Oggi è stata una giornata di una relativa schiarita, nel senso che sulla posizione ribadita ruvidamente da Renzi – “nessuna stampella a governi estremisti” – si ritrovano i massimi esponenti della maggioranza renziana. Rispondendo al richiamo del segretario sull’ esprimere chiaramente il proprio pensiero, Dario Franceschini ha chiarito di non aver mai  ipotizzato un accordo di governo con i Cinque Stelle: “Non ho mai pensato sia possibile fare un governo con 5 Stelle e tantomeno con la destra. Sufficientemente chiaro?”.

La linea dunque resta questa: “Spetta a chi ha vinto le elezioni il compito di dare un governo al Paese”, ribadisce Lorenzo Guerini, uno degli uomini, come al solito, più impegnati a costruire l’unità del gruppo dirigente.

Ma certo i malumori e le tensioni ci sono e non possono non esserci, dopo una sconfitta drammatica come quella di domenica.

Molti dirigenti avrebbero desiderato un atteggiamento meno muscolare e più autocritico da parte del segretario, né accetterebbero di buon grado se Renzi, dietro,lo schermo delle dimissioni, volesse evitare il confronto rinviando tutto a una Assemblea Nazionale che non è possibile prevedere quanto si terrà. Un’area irrequieta che cinta nomi di peso, da Luigi Zanda a Anna Finocchiaro, forse a Marco Minniti.

A dare battaglia aperta su tutto sono le minoranze di Emiliano e Orlando. Un po’ a sorpresa l’apertura di Sergio Chiamparino al dialogo con M5s: “Dialogare con M5s dopo il voto di domenica? Io quasi quotidianamente dialogo con la sindaca Appendino, non c’è nessun tabù da sfatare. Il partito deciderà in modo collegiale”.

Ci sono ancora diversi giorni per preparare la riunione. Per smussare gli angoli. Per recuperare freddezza. Tutti.

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