Ecco il report del Governo. Perché non siamo al punto di partenza

Focus

Tanti i risultati raggiunti in questi anni nel faticoso percorso delle riforme. Non disperdiamo questo impegno.

Pubblicato dal Governo uscente il report di fine legislatura e i dati sull’attuazione del programma di governo.

Di seguito l’introduzione al documento, a firma del sottosegretario Maria Elena Boschi

 

Sono stati cinque anni, quelli della legislatura che si è appena conclusa, densi di eventi importanti e complessi, che hanno inciso non solo nella vita del nostro Paese, ma in quella dell’Europa e del mondo intero.

Gli scenari globali si sono, per molti versi, radicalmente modificati. Basti pensare all’inatteso arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump oppure al voto a favore della Brexit da parte dei cittadini britannici, per restare agli avvenimenti politici. Passando invece ad aspetti più di “lungo periodo”, si pensi a quanto abbiano contato e contino nelle vite di milioni, anzi di miliardi di persone, la crisi economica internazionale, la vastità e la problematicità dei fenomeni migratori, i crescenti squilibri sociali e i cambiamenti climatici. E il bisogno diffuso di maggiore sicurezza, specie di fronte al ripetersi di atti terroristici gravissimi come gli attacchi alla sede parigina di Charlie Hebdo e al Bataclan, l’attentato a Tunisi al Museo del Bardo e quelli che hanno colpito Bruxelles, Berlino, Istanbul e Nizza, solo per ricordare i più drammatici.

L’Italia ha dovuto subire, per conto suo, un susseguirsi di tragiche calamità naturali che hanno seminato devastazione e dolore,
mettendo in luce, al tempo stesso, la forza d’animo e il coraggio delle popolazioni colpite, dei soccorritori e dei volontari, la cui
generosità è diventata davvero uno straordinario patrimonio condiviso della nostra comunità, oltre allo straordinario lavoro
della Protezione Civile. I governi che si sono succeduti nel corso della legislatura hanno dovuto fronteggiare situazioni
estremamente complesse, dal punto di vista della gestione dell’emergenza, per garantire il massimo livello di sicurezza per i
cittadini e avviare la delicata opera di ricostruzione delle zone terremotate.

Un impegno gravoso, che però non ha ovviamente rallentato il lavoro per raggiungere diversi importanti traguardi, a cominciare da quelli sul piano internazionale: la fruttuosa e positiva presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, il riconosciuto successo di EXPO 2015 che ha portato in Italia oltre 21 milioni di visitatori da ogni parte del mondo, le celebrazioni per i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, il vertice dei Capi di Stato e di Governo del G7 a Taormina nel maggio 2017 e sempre nell’ambito del G7 gli altri summit in diverse città italiane incentrati sulle tematiche settoriali più rilevanti. Porre la Sicilia al centro dell’attenzione mondiale, peraltro, è stato un modo non solo di sottolineare la bellezza del nostro Paese, ma anche di richiamare tutti ad una riflessione comune sulla questione epocale dei flussi migratori, sulla tragedia dei viaggi della disperazione e delle morti nel Mar Mediterraneo, sulle differenze nelle politiche nazionali di gestione dell’immigrazione e di accoglienza dei profughi e sulla necessità che sia l’Europa nel suo insieme a farsene concretamente carico.

Questa XVII legislatura è stata determinante anche per la progressiva ripresa economica italiana, dopo anni di crisi profonda
e di decrescita. Portare avanti un complesso efficace e coraggioso di riforme strutturali ha prodotto risultati che sono sotto
gli occhi di tutti e che anche le istituzioni nazionali e internazionali preposte hanno certificato: il Pil aumenta più di quanto fosse previsto, la disoccupazione si riduce, cresce la fiducia dei mercati, dei consumatori, delle famiglie, delle imprese ed è in atto una progressiva riduzione della pressione fiscale. La sfera dei diritti civili si è allargata in un modo che cinque anni fa non sarebbe stato nemmeno immaginabile, soprattutto tenendo presente il lunghissimo tempo di inerzia che ci siamo lasciati alle spalle.
Penso all’approvazione delle leggi sulle unioni civili, sul divorzio breve, sul testamento biologico. Abbiamo dato un forte impulso a tutte le possibili azioni di contrasto alla violenza contro le donne e siamo intervenuti sul piano sociale con la legge sul “Dopo di noi” a sostegno delle famiglie con disabili e con la riforma del Terzo settore.

Si potrebbe continuare, citare tante altre riforme di questi anni.
Quelle che hanno cambiato il mercato del lavoro, con il Jobs Act. Quelle che hanno abbassato le tasse intervenendo sull’Imu,
sull’Irap e sull’Ires. Quelle che hanno rilanciato il settore della cultura, abituato a tagli e non allo stanziamento di nuove risorse, o che sono intervenute sulla Pubblica Amministrazione e sulla Giustizia civile, garantendo più semplicità e più trasparenza nella vita quotidiana di cittadini e imprenditori, digitalizzando i procedimenti amministrativi e cominciando a smaltire le cause
arretrate. Quelle in nome della legalità, con il nuovo Codice degli appalti e con l’insieme delle norme anticorruzione, per il contrasto delle ecomafie e sui reati ambientali.

Abbiamo fatto tutto questo perseguendo un obiettivo che resta sempre valido: costruire un Paese in cui finalmente contino la
responsabilità, l’autonomia e il merito, fin dai banchi di scuola e nel modo di funzionare delle istituzioni scolastiche. Un Paese in cui il fisco sia ancora più lieve e più giusto, per dare respiro alle famiglie e maggiori possibilità di assumere e di investire alle
imprese. Un Paese in cui sia ancora più efficace quell’ascensore sociale che grazie al talento può consentire ad un giovane di
salire all’altezza delle proprie aspirazioni. Un Paese dove la giustizia sia certa e i diritti fondamentali siano riconosciuti
pienamente ad ogni individuo, qualunque sia la sua terra d’origine, la sua religione o il suo orientamento sessuale.

Tutti questi, è vero, sono traguardi non vicini e per loro stessa natura destinati anche ad essere spostati sempre più avanti. Ma
grazie al lavoro di questi cinque anni non siamo al punto di partenza, siamo decisamente in cammino. Si tratta di non
disperdere quanto di buono è stato fatto e di procedere lungo la strada tracciata, portando avanti le riforme che continueranno a cambiare l’Italia.

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