Il ricordo del gentiluomo Marchionne, a un anno dalla sua scomparsa

Focus

Dove nessuno osò, lui ci riuscì: dalla Fiat, all’accordo rivisto con General Motors, alla Chrysler, alla scelta di uscire da Confindustria, dall’America a Pomigliano con il referendum vinto tra i lavoratori

Sergio, un uomo di parola forse per questo considerato di altri tempi. La vicenda umana e professionale di Sergio Marchionne dovrebbe essere insegnata nelle scuole, perché il Paese ha drammaticamente bisogni di “esempi”e Marchionne lo era. Innanzitutto come uomo, un uomo del sud.
Marchionne ha conosciuto il dolore nel lasciare la propria terra, l’Abruzzo, la sua Chieti, per andare lontano, molto lontano, da dove difficilmente si torna. È nella lezione del dolore degli “ultimi”, costretti ad andare altrove, l’abbandono di casa, amicizia e affetti, Marchionne trova la forza e la determinazione per il riscatto che non si nutrisse di rabbia, ma di impegno, di dovere, il dovere di guadagnarsi il diritto al futuro.

Odiava le scorciatoie, le semplificazioni, innanzitutto non le consentiva a se stesso.
Viene a lui attribuita una frase, tra le tante, che esprimono esattamente l’idea che aveva della vita, della missione manageriale ed imprenditoriale, la sua versione del dovere: “ al traguardo della prevedibilità arrivano prevedibilmente anche i concorrenti. E magari arriveranno primi”.

Dentro questa cornice umana, valoriale e professionale, può essere inquadrata e forse più compresa la rivoluzione che impresse a Fiat, trasformando una debolezza nazionale in una forza multinazionale. Dove nessuno osò, lui ci riuscì: dalla Fiat, all’accordo rivisto con General Motors, alla Chrysler, alla scelta di uscire da Confindustria, dall’America a Pomigliano con il referendum vinto tra i lavoratori. Non tutto riuscì, la partita con Opel, ma che stava dentro la medesima strategia , alleanze e spin off.
Misurare il valore della sua eredità non solo è possibile, ma è necessario per interrogarsi sullo stato di salute dell’industria automobilistica in Italia, l’evoluzione ed il livello di innovazione del comporto automotive, la preparazione del sistema Italia rispetto alla sfida dell’auto elettrica e intelligente. Dovrebbe esserci un governo. Sfide globali per un Italia globale, lui ci riuscì con l’auto.

Di sicuro il Gruppo Fiat Chrysler, ad un anno dalla scomparsa del manager abruzzese, vale dieci miliardi in meno e ha davanti a se partite non vinte, partite che Marchionne non fece in tempo a giocare o concludere.
Da abruzzese condivido con i miei conterranei il profondo orgoglio di aver potuto conoscere, stringere la mano, a ringraziare questo geniale gentiluomo. In Abruzzo, nel discorso negli stabilimenti Sevel in Atessa, ci donò parole non scontate, emozionanti perché pronunciato da un emozionato di prefigurare il futuro che riguardasse anche la sua terra. Assunse impegni su investimenti e prospettive, li mantenne tutti. Uno ad uno.
Per comprendere la portata dell’uomo concludo con le sue parole nella speranza che vivano e rivivano : “ Non è mai facile allontanarsi dalla propria casa, dalla propria gente, dalle proprie radici. Lo sanno bene tutti gli abruzzesi che hanno lasciato la propria terra. Non ho mai visto un abruzzese arrendersi. Gli abruzzesi cadono e si rialzano da soli|, non perdono tempo a lamentarsi”

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli