In ricordo di Giacomo Matteotti, che pagò il coraggio con la vita

Focus

Giacomo Matteotti è stato e rimane un mito della lotta contro il fascismo

“Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Così Giacomo Matteotti ai suoi compagni appena pronunciata la denuncia, il 30 maggio del ’24, dei brogli fascisti alle elezioni tenute a inizio aprile. Lo fece quel discorso dai banchi della Camera interrotto da urla e minacce degli squadristi del Duce.

Pagò il coraggio con la vita. Venne sequestrato e ucciso il 10 giugno mentre a piedi raggiungeva il Parlamento. Aveva con sé una borsa, non una scorta. Era un giovane uomo di 39 anni compiuti da poco, una moglie, una famiglia.

Sono trascorsi novantacinque anni, tanti. Un lustro ancora e si sarà consumato un secolo dal delitto politico che a tanti aprì gli occhi e marchiò per sempre la sciagura di un regime, una dittatura, colpevole di aver sprofondato l’Italia nella tragedia e nella barbarie.

Giacomo Matteotti è stato e rimane un mito della lotta contro il fascismo. In questo al pari di donne e uomini che in quella battaglia lo seguirono sino alla restituzione di libertà e democrazia a una nazione ferita. Quell’antifascismo, radice della Repubblica e della Costituzione, continua a vivere. Perché è parte fondante dell’Italia migliore. Perché è parte di noi.

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