La Consulta respinge il ricorso Pd, ma tira le orecchie al governo

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I giudici mettono in guardia il governo: nel futuro simili modalità di accelerazione possono minare la costituzionalità della legge di bilancio

Stavolta ve la passo e non accolgo il ricorso, ma non riprovateci mai più: in soldoni, è questa la motivazione con cui la Corte costituzionale non ha ammesso il ricorso dei senatori Pd sulla legge di bilancio, ma al tempo stesso ha avvisato il governo che simili modalità di lavoro mettono a rischio costituzionalità la legge di bilancio.

La suprema corte, pur ritenendo che i singoli parlamentari “sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro”, ha spiegato, in merito al ricorso dei senatori dem, che “non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento”.
Nel respingere il ricorso, la Consulta ha però duramente bacchettato il governo e lo ha messo in guardia:

Resta fermo che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità”.

Insomma, pur non ammettendo il ricorso, la Corte si è ben resa conto che c’è stata un’anomala accelerazione dei lavori. “La maggioranza M5S-Lega – osserva Andrea Marcucci, presidente dei senatori Pd – non potrà più calpestare il Parlamento, come ha fatto con l’ultima legge di bilancio. La parte finale del pronunciamento della Consulta sul nostro ricorso è un monito senza precedenti al comportamento del governo.
Il Pd continuerà a difendere le prerogative del Parlamento dagli attacchi di questa maggioranza – sottolinea Marcucci – anche perché grazie al nostro ricorso, d’ora in avanti anche il singolo parlamentare avrà la facoltà di sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte“.
E su twitter, la vice presidente dei senatori dem Simona Malpezzi ironizza sui 5 Stelle: “Altro che letterina respinta al mittente. Come al solito voi cinque stelle vi fermate ai titoli (spesso senza capirli): la consulta, come una mamma, vi regala un bel monito. Ve lo semplifico: non fatelo più. E intanto prendetevi questa bella lezione di opposizione”.

Che ne pensa della decisione della Consulta un costituzionalista come Stefano Ceccanti? Il professore e deputato Pd, anche se per un giudizio completo attende di leggere meglio l’integrale della decisione della Corte, rimarca due motivi di positività: “il primo – spiega – è che in linea di principio singoli parlamentari possono legittimamente ricorrere per la lesione delle proprie prerogative; il secondo, che si ammette che ci siano state forzature e, in sostanza, si dice che non saranno tollerate in futuro. Quindi non si potranno ripetere e questo era l’obiettivo fondamentale perseguito dai promotori”.

Obiettivamente – aggiunge Ceccanti – in questo sforzo comprensibile di criticare le forzature senza produrre effetti critici di sistema (anche se i promotori non avevano affatto chiesto di annullare la legge) non tutto al momento sembra perfettamente lineare: perché dal riconoscimento di principio non si passa all’ammissibilità in questo caso specifico? Perché sembra di capire, le violazioni stavolta non sono state gravissime, ma così la decisione sembra in realtà una decisione anticipata di merito più che una di ammissibilità. E le violazioni sembrano non essere gravissime perché non precedute da un monito come questo. Comunque, resta il fatto che Presidenze di Assemblea e Governo avvisati, mezzi salvati”.

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